Don Carlo Torello l’apostolo dell’Agro Pontino

Don Carlo Torello l’apostolo dell’Agro Pontino

4 Aprile 2021 0 Di Emilio Andreoli

La costruzione di Littoria è una corsa contro il tempo e nella fretta, si sa, qualcosa potrebbe rimanere indietro. Ed ecco che arriva il giorno dell’inaugurazione, il bar c’è, il ristorante e il cinema pure. Ma? Manca però ancora la chiesa che è in costruzione, e non è un dettaglio per i nuovi abitanti di Littoria. C’è solo la piccola chiesa del Quadrato di San Benedetto, accanto al municipio appena costruito. La chiesa di San Marco verrà inaugurata esattamente un anno dopo, il 18 dicembre del 1933 già affidata, in ottobre,  ad un piccolo grande uomo, il salesiano Don Carlo Torello. Inizia così la storia d’amore tra il primo parroco della città e l’intera comunità dell’Agro Pontino.

 

Era più di un anno che inseguivo questa storia, la storia di Don Carlo Torello, il primo parroco della nostra città. Già perché noi abbiamo la fortuna di avere le testimonianze dirette delle prime persone che hanno animato i nostri luoghi, e la chiesa a quei tempi era un punto di riferimento importante. Quando ho iniziato a leggere qualcosa su Don Torello ne sono rimasto affascinato, ma per raccontarlo avevo bisogno dell’ispirazione giusta.

Non sono un buon credente, faccio una gran fatica ad avere fede, ma ogni tanto avverto la necessità di entrare in chiesa, soprattutto negli orari quando non vi è nessuno. Adoro quel silenzio altamente spirituale da cui mi lascio avvolgere, mentre contemplo i quadri e le statue che adornano la chiesa di San Marco. Ho notato quindi, più volte, l’urna di Don Torello che si trova all’inizio della chiesa, nella navata laterale sinistra e la sua statua, posta sulla destra del porticato di ingresso.

La statua di Don Carlo Torello all’ingresso della Cattedrale San Marco Latina

Qualche giorno fa, in pieno lockdown, mi sono recato di nuovo davanti la sua tomba e l’ispirazione è arrivata. Ho avvertito la necessità di raccontarlo perché per molti, ormai, Don Torello è solo una strada che porta al Piccarello. E invece è stato un grande uomo, un parroco che ha saputo prendere per mano una comunità complicata, e accompagnarla alla vita in una città nuova. Ed ecco la sua storia.

Il salesiano piemontese Don Carlo Torello

Carlo Torello nasce in Piemonte, a Nizza di Monferrato in provincia di Asti l’8 ottobre del 1886. Primo di figlio di Giuseppe e Carolina. Una famiglia contadina la sua, dove si lavora sempre e si prega anche molto perché Carolina è una donna che ha tanta fede. Carlo è un bambino sveglio e intelligente, a cui piace andare a scuola, anche se diverse volte deve assentarsi per dare una mano al papà sui campi. Nei momenti liberi si ritira in una stanza per studiare.

Inizia a frequentare l’oratorio salesiano del paese dove si diletta nelle attività teatrali e sostiene spesso i ruoli principali per la sua bravura. Verso i dodici anni avverte l’invito a seguire Gesù più da vicino e manifesta l’intenzione di farsi prete. Il papà non è molto contento di questo suo desiderio, perché è il primo di sette figli e gli verrebbe a mancare il suo aiuto nei campi. Carlo non vuole dare un dispiacere al padre e quindi ha un tentennamento, ma dopo qualche anno decide e va in un collegio religioso di Torino dove frequenta il ginnasio.

1958 Don Torello con la sua famiglia nel suo paese di origine, Nizza Monferrato

Carlo ha le idee chiare vuole diventare un salesiano, nella congregazione di San Giovanni Bosco. Nel 1905 indossa l’abito talare e dopo dodici mesi di noviziato, fatto di letture e meditazioni, getta le basi di una solida formazione che porterà con se per tutta la vita. Nel 1909 giunge a Roma ed è già formato per insegnare. Lo fa nel quartiere Testaccio, molto popoloso, dove si dedica al recupero dei preadolescenti.

Nel 1930 viene eletto vice parroco nella chiesa di Santa Maria Liberatrice, grazie anche al grande lavoro svolto nella scuola e tra la gente del quartiere. Quando poi, poco dopo, verrà trasferito come parroco a Rimini, per la gente del Testaccio sarà un vero dispiacere. Se Don Bosco fu chiamato il padre dei poveri, lo si può dire anche di Don Torello.

 

L’arrivo di Don Torello a Littoria

È luglio del 1933 quando il Duce visita Littoria e incontra le suore “Cappellone”, chiamate così per i particolari copricapo. Chiede loro se sono soddisfatte della città nuova, ma la risposta è negativa perché mancano i sacerdoti, nonostante la canonica sia già pronta, “pare non la voglia nessuno!” si sente dire. Il  giorno dopo il Papa Pio XI, informato dell’accaduto, si rivolge ai salesiani per provvedere urgentemente. La scelta, dopo un breve consulto, ricade su Don Carlo Torello.

1935 Don Torello benedice il gagliardetto delle “camice nere di Littoria”

Don Torello non è più tanto giovane, ma è stato scelto perché ha dalla sua l’entusiasmo e l’esuberanza, necessaria, per quella nuova sfida. È un uomo piccolino, però robusto ed energico. Appena arriva mette gli stivaloni, alza la veste, inforca la bici e via, su e giù per la città e per i borghi a dispensare consigli ai contadini, a portare manforte, a celebrare messe la sera per poi tornare a Littoria che è ormai notte, sempre con la sua bicicletta. È disponibile a qualsiasi ora per ricevere i fedeli per confortarli, rianimarli, orientarli, e non si perde mai di coraggio.

Don Torello con i ricoverati del vecchio ospedale di Latina

Arriva la guerra, la chiesa San Marco viene colpita e distrutta in parte. Don Torello è costretto a rifugiarsi nel podere della famiglia Magagna, dove si cura anche una brutta pleurite. Nonostante tutto continua a infondere ottimismo e coraggio alla sua gente. Poi arrivano gli alleati e, non a caso, affidano a lui le cose da distribuire ai più bisognosi. Per la sua comprovata onestà fu messo nel dopoguerra nella “Commissione di epurazione dei collaborazionisti” ed è grazie a lui, il suo saper parlare con il cuore in mano, con la dolcezza dei suoi gesti ad evitare altro odio per una riconciliazione tra la gente.

 

I testimoni del tempo

La prof. Giusi Del Grande

Don Torello era carismatico, un grande oratore e la domenica anche noi bambini rimanevamo incantati ad ascoltarlo. Per la sua cultura popolare, perché anche lui era stato contadino, qui si è sentito a casa in mezzo alla sua gente. Andava in giro per l’Agro Pontino e aiutava tutti. Ricordo che dei contadini non riuscivano a produrre le viti, e lui insegnò come fare perché veniva dalla terra del vino. Lo andai a trovare quando gli amputarono la gamba, entrai nella sua camera con l’angoscia nel cuore e uscii ridendo per la sua grande capacità di infondere serenità. Aveva fatto anche il cappellano nel carcere di Latina, e raccontava di essere rimasto commosso da un signore. Gli aveva detto che quando era giovane era stato carcerato proprio a Latina, ed era tornato  dopo tanti anni  per ringraziarlo, perché le sue parole gli avevano fatto cambiare vita. Tra le sue tante iniziative vorrei ricordare anche la corale di San Marco da lui fortemente voluta

 

Il prof. Alvaro Morganti

Don Torello lo ebbi come professore per un anno al liceo classico nel 1938/39. Lo ricordo come una persona amabile e aperta a qualsiasi discorso

 

Nando Di Pietro

Ricordo che Don Torello veniva spesso a casa mia, perché mia nonna non stava bene e mia mamma lo chiamava per farle portare l’olio santo. Puntualmente nonna migliorava, ma non per l’olio santo, ma per la sua presenza e i sui modi che confortavano le persone malate. E poi avendo un’autoscuola lo incontravo spesso per la città e per i borghi, sempre in bicicletta, era un uomo instancabile

Don Torello riceve dal sindaco di Latina Igino Salvezza la Cittadinanza Onoraria

Nel 1953 Don Torello, ormai anziano, decise di lasciare Latina per tornare a Roma. Per la comunità fu un momento di grande commozione e il sindaco dell’epoca, Igino Salvezza, con l’avallo del consiglio comunale gli rende onore:

Riconosciuto nell’esemplare figlio di Don Bosco l’evangelico samaritano che ha dato durante vent’anni più che ha potuto, sempre e a tutti, in perfetta carità cristiana, desideroso di tributargli ufficialmente il massimo onore, quale segno della profonda ammirazione e della dovuta affettuosissima riconoscenza di tutte le Autorità e di tutto il popolo, il Consiglio Municipale delibera di conferire al Salesiano Don Carlo Torello, primo parroco di Latina, la Cittadinanza Onoraria

Don Torello, malato sulla carrozzella, torna a Latina dalla sua comunità

Don Torello tornerà a Latina per suo volere, gli ultimi due anni della sua vita, per stare insieme alla sua comunità. Muore il 13 febbraio del 1967, inizialmente sepolto nel cimitero di Latina, verrà poi traslato nella cattedrale di San Marco con un lungo e commosso corteo funebre, dove ora riposa in pace.

 

Ringrazio il parroco di San Marco Don Francesco, e anche il giovane Don Andrea, per avermi messo a disposizione la biografia di Don Carlo Torello scritta da Gioacchino Carrano.