Ci ho pensato, ci ho pensato tanto. Mica sono mai sicuro delle mie ragione certo rivendico tutti i torti. Ora, come mai prima, abbiamo toccato la fine quasi con la mano e fortuna che non eravamo nella sua mano.
Sento urla artificiali di artifici di chi si crede immune, chi si esclude come se la sua illusione lo rendesse diverso.
Ho timore in questa vita vera, ma mi metterò in fila ad aspettare il turno mio per il vaccino che batte la peste e non mi sento di dire a chi sta avanti: non lo meriti, si poteva fare altro. Credo che bisogna essere consapevoli che di altri si ha più bisogno che di quello come me, quindi aspetto.
Tanto ci sarà sempre, lo sapete
Un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate
Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso
Aspetto con rispetto: ho visto un prete consolare un tribolato e chi altro lo potrebbe fare, ho visto un medico salvare dal dolore, e chi altro lo potrebbe fare…
Sapete da piccolo sognavo di fare un ponte, sui un ponte che colleghi due posti che senza sarebbero distanti. Chi ci sarebbe passato sopra avrebbe detto “però che fico chi lo ha fatto così”. E magari dopo averlo superato avrebbe dato un bacio che, altrimenti, sarebbe stato impossibile. Che bello sarebbe stato, poi appena finito con una sedia mi sarei messo da basso a guardare il mondo che si andava a mischiare. Allora si che avrei detto: tocca a me perché altrimenti voi non vi sareste potuti neanche baciare. E un bacio, anche uno solo, mi avrebbe dato diritto di precedenza.
Figo sarebbe stato , ma non so disegnare, non so calcolare e sono impreciso. Insomma un ponte proprio non lo so fare.
Certo avrei potuto curare ma il dolore non lo riesco a guardare negli occhi e vilmente guardo oltre il destino o fingo di essere cinico. Fu per me una tragedia uccidere una lumaca per incidente di bicicletta e per questo non vi posso aiutare.
Quindi aspetto con pazienza che passi la fatina turchina con la medicina che farà di me un bimbo e non un pezzo di legno arrogante e incapace di sentire la verità e l’amore che si può per l’egoismo di seguire una banda, un gatto e una volpe, o fate voi la gita.
Attendo il turno mio e parlo con chi passa togliendomi il cappello: agli anziani per la loro memoria, in onore alla loro storia, i ragazzi che hanno in mano la carta di domani, chi ha bisogno perché esiste il bisogno.
Io resto al posto mio e quando ci sarò posto mi alzerò e farò quel che debbo fare e se mi chiederanno di che categoria sono risponderò con orgoglio: dei vivi e vi ringrazio.
Avessi fatto il ponte, ora sarebbe diverso, ma forse sarei antipatico ed arrogante, presuntuoso e infrequentabile su quella mia sedia traballante.
Ma no, ma no è bello così e in fondo è questa vita mia quel che volevo: ridere di questo mondo, per vivere felice nel mondo e perdermi in mille storie
E quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare
Ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto
Chi è passato avanti senza diritto: non lo invidio, salvarsi per viltà è vivere peggio e a me piace il meglio. Chi ne ha diritto ho già tolto il cappello quel che resta sono io e forse non mi par poco (anche se lo è).
PS: le uniche parti belle di questo testo sono in corsivo e sono di Francesco Guccini, l’avvelenata
Foto: Hopper, l’attesa
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