La copia della follia

La copia della follia

12 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Il riso uccide la paura, e senza la paura non ci può essere la fede.

Umberto Eco, In nome della rosa

 

Imitare, farsi eguale a qualcosa di altro è un dramma, un danno, un dolore. Si ammirano le cose belle perché inimitabili nelle loro imperfezioni.

Inimitabile è l’originalità delle cose che si fanno tali per come sono ma anche per come si leggono, comprendono, accettano. I ladri rubano le cose degli altri non avendole di loro, i mesti non amano le risa, ironia.

Risa e ironia hanno per madre l’intelligenza e per padre il rispetto del vivere. Genitori “severi” che educano alla libertà, al pensare diverso, capovolto.

Se ripeti sei inutile, c’è già chi fa fatto. Se vivi devi farlo senza imitazione alcuna, farlo come viene, per te, dono a te stesso nella tua inimitabilità.

E la perfezione è imitazione ma ha dentro l’infezione della banalità. L’eresia è domani che oggi non c’è, l’ortodossia è ripetere quel che già è stato.

In un campo di grano, milioni di fili che paiono d’erba, se li immagini sempre così saranno fieno, se le leggi per ciascuno, con la fantasia di vedere ciò che non c’è saranno spighe di grano.

Se guardi i fiori di ciliegio e pensi ai caduchi petali che paiono neve, non vedi la ciliegia che sta arrivando e ti spiegherà maggio.

Ma non devi piangere alla caduta dei petali, ma ridere del loro volo, non devi vedere i fili di grano nella paura del gelo, ma sperare nella spiga.

Questione di “vista”, questione di origine, di originale.

Guardare oltre queste nuvole basse, perché comunque c’è il cielo. Immagina la neve, il mare e immaginare non imita al massimo recupera dei ricordi che innova, cambia nello stesso ricordare e nell’impossibilità di imitare.

Discorsi folli? Allora ho spiegato bene e non copiato