Sezze: Enzo Eramo e quello che devo alla verità

Sezze: Enzo Eramo e quello che devo alla verità

22 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Se una frusta ti colpisce, ti lascia il segno
sulla pelle,
ma se ti colpisce la lingua, ti spezza le
ossa.
La spada uccide tante persone,
ma ne uccide più la lingua che la spada.

Sacra Bibbia

 

 

Questo pezzo non è facile, debbo partire (per chiarezza con il lettore) dal precisare che io sono amico di Enzo Eramo da quando sono nato e anche prima visto che il padre era amico di mio padre. Preciso anche che su di me (conoscendomi) non metterei le mani sul fuoco, ma per Enzo (conoscendolo) sì.

Quindi il lettore sa la “mia” parte. Come il lettore sa che sono socialista “a 20 anni ero rivoluzionario quindi a 40 non sono confidente della polizia”, parafrasando Nenni.

Ho letto di come è stato messo in mezzo alla storia del cimitero di Sezze Enzo, davanti ad una sua dichiarazione letterale “io non frequento il cimitero” si è costruito un “chissà che sa”, “chissà cosa c’è dietro”. Dietro c’è solo che lui al cimitero non ci va letteralmente, nulla di altro. Gli avversari politici si rispettano non si “chiamano in causa” senza contezza.

Ma perché richiamarlo? Quando comandava Andreotti io sognavo di batterlo, ma con i voti, non con l’infamia di un bacio con il mafioso. La politica per me è lealtà nella durezza della differenza delle idee. Andreotti è stato il “cancro politico” di questo paese per me, ma non era mafioso e chi lo ha tirato in mezzo non era una brava persona.

Penso così anche se sono sbagliato, immaginate quel che sento per un amico ingiustamente e inutilmente tirato in mezzo da chiacchiericci, spezzoni di discussioni, da fantastiche ricostruzioni.

Mi scuso ancora per questa mia, ma me la sentivo e lo dovevo fare. So che faccio un lavoro “rischioso” perché le parole non uccidono ma fanno di più “cancellano le persone dalla vita civile, le fanno morti in vita”

Le parole si pesano una ad una e se si può se ne dice una di meno e non una di più.

Un amico per l’amico mette il petto al nemico, altrimenti non è amico. La mia parte la dico espressamente e non c’è retropensare e con l’orgoglio di essere partiti ultimi senza nulla a pretendere e oggi siamo brave persone.

Con questa mia non assolvo, ne accuso alcuno, la vicenda giudiziaria abbia il suo corso con le responsabilità penali che sono individuali e collettive, nelle democrazie, mai. Non è sotto inchiesta Sezze, le sue articolazioni sociali, i suoi movimenti politici.

 

Nella foto: Enzo Eramo con me, Gianni e Damiano con l’orgoglio di ciascuno per l’altro