La gru

La gru

28 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Credevo che la gru fosse una macchina d’acciaio che portava le cose da giù nel cielo. Mio padre me ne parlava come un mito di progresso che, come ogni muratore, guardava dal basso in alto. La gru porta in cielo le cose della terra, eleva. E già questo la faceva cosa buona, slanciata alta.

Ma un giorno capii tutto, anche se in bianco e nero, vidi in Tv, la tv dei ragazzi, un documentario sulle gru, gli uccelli intendo e compresi cose che non sapevo.

Venivo da un mondo in cui la bellezza era cupola, in cui l’altezza era presunzione di essere dio, un mondo senza cattedrali. Le gru invece si reggevano su una solo “gamba”, ed erano slanciate, erano un filo di ferro sottile che si fa forma erano nuvole a terra, nuvole in volo, volo di distanze infinite.

Erano nobili, erano uccelli così diversi dall’imbarazzo che desta il peso del tacchino, la diversa intelligenza delle galline, ma anche la discrezione delle rondini. Era un altro mondo a forma di uccelli. Creature del cielo che si fermano nell’acqua e sanno della loro bellezza.

Capii l’invidia degli uomini che nel fare macchine ascensori delle cose per il cielo scelsero questi angeli capaci di voli lunghi su rotte altissime.

Guardai il servizio in tv con gli occhi sbarrati, mi feci i ricci ai capelli come faccio quando i pensieri si impossessano di me per chiudere la porta del mondo.

Dicono che qui, qui da noi, le gru sono andate via da un poco, vanno più a nord. Ma chissà vederne qualcuna, così slanciata da toccare il cielo.

Mi piacciono le gru d’acciaio ora che le ho comprese per via delle gru con sangue e piume, e pelle in questa Siberia che è vivere.