Sezze e Roma, quei cimiteri che non vogliamo vedere tra reati e “rifiuti”

Sezze e Roma, quei cimiteri che non vogliamo vedere tra reati e “rifiuti”

29 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Avete notato? Per destare attenzione sulle vicende (brutte) del cimitero di Sezze ci hanno messo dentro il “sesso” e non i funerali ma i “festini”. Perché parlare di morti, di ricordi, di rimembranze pareva poco interessante. Del resto a Roma, nella città che ha dato una mano di non poco conto alla civiltà umana sapete chi si occupa dei cimiteri? L’Ama, l’azienda che si cura dei rifiuti. Morire produce scarti, scarti di memoria, scarti di civiltà.

Se i morti sono “da smaltire” e non più “da ricordare” il cimitero può essere violentato, rapinato, profanato. Ma non dai cattivi soltanto ma anche dai buoni che troppo buoni non sono mai. Questi ultimi omettono sempre la memoria in nome delle “feste”. Nei cimiteri ci sono busti di uomini morti che in vita furono probi che guardano seri le mediocrità di tempi in cui morire è scarto e il cimitero discarica per chi è puro, economia circolare per chi vuole lucrare.

Ma i cattivi a questo servono a “scusare” noi buoni dal nostro conto corrente sempre in rosso con chi eravamo.

Alla abbazia di Fossanova sopra una porta laterale c’è l’affresco molto rovinato dal tempo ci sono tre scheletri che parlano a tre giovani e la scritta “quello che voi siete chi noi eravamo,  quello che noi siamo voi sarete”. Una antica civiltà che fa rifiuto, o reato di quel che è stata non sarà più niente.

Statue di uomini seri ci guardano nei cimiteri, ricordano uomini “probi”, “padri esemplari”, “madri premurose e pie” , “figli troppo presto andati via”, “maestri di vita”, “esempi fulgidi di virtù”. Cose se viste così paiono banali, ma viste da lì schiacciano al mediocre presente. Ma non si capisce la finezza e continuiamo a pensare a rifiuti da smaltire come a Roma e ipotesi di economia circolare come a Sezze, ma siamo solo viventi che incontrano scheletri parlanti.

Foto: Paul CezanneNature morte au crane