Scrivere jazz… tip tap

Scrivere jazz… tip tap

7 Maggio 2021 0 Di Lidano Grassucci

E adesso che farò non so che dire
Ho freddo come quando stavo solo
Ho sempre scritto i versi con la penna
Non ho ordini precisi di lavoro
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
E quelli che rubavano un salario
I falsi che si fanno una carriera
Con certe prestazioni fuori orario

Pierangelo Bertoli, a Muso duro

 

Ho dato una occhiata a questo mio scrivere, dio mio non ci si capisce niente. Non c’è un filo non c’era argomento, ma lo sgomento di cercare trovando e perdendo le cose in una frase. Le mie mani non reggono le cose che rovinano a terra e si “fanno male”, così la testa non regge il massimale del rimborso.

Capirono subito che c’era in me qualcosa di non rettificato, qualche cilindro che non stava in accordo con gli altri e il motore tossiva facendo di me corridore poco veloce.

Poi erano la cose intorno che mi distraevano, tutte le cose intorno nessuna esclusa. E le poesie giovanili erano già deliri senili: da A a B per vie maledette. La scrissi con “le ragioni geometriche” del mio liceo e l’ingenuo procedere dei tentativi, maldestri, di diventare uomo.

Darsi un aria da maledetto era vezzo, come avere una giacca blu. Vezzo per me quanto inutile al mondo, a questo mondo ma mi predisponeva a come lo avrei incontrato, il mondo.

Il mondo
Non si é fermato mai un momento
La notte insegue sempre il giorno
Ed il giorno verrà
Oh mondo
Jimmy Fontana
Da A a B per via maledette e mai la più rapida: il professore sentenziava con saggezza: tra due punti la via più breve è la retta. La retta via era smarrita e… la selva oscura, citazione capovolta. Allora la corsa non sarebbe stata breve, la via smarrita e il bosco nero, nero. Impegnai così il sentiero evitando alberi, dossi e buche finendoci dentro. La terra batte sulla testa che ci rovina sopra. E non ci si capisce niente
Però Giovanna io me la ricordo
Ma è un ricordo che vale dieci lire
E non c’è niente da capire.
……
Ma se i tuoi occhi fossero ciliegie
Io non ci troverei niente da dire
E non c’è niente da capire
Francesco De Gregori
Che balzi questa vita che non va certo capita, che non ha il filo suo, che non tesse la tela in attesa di ritorni che sono resi impossibili da viaggi non fatti se non con il volo che fa la fantasia che sta qui ed ora è giù sul deserto del Gobi, poi l’Everest davanti a me e in quel villaggio pieno di gatti randagi c’è il senso di un viaggiare da attore americano. E danzo come fanno Fred Astaire e Ginger Rogers nelle pellicole americane e la tromba fa jazz.
Come vedete non c’è un filo ma la musica che accompagna chi vuole dove vuole, basta lasciarsi andare.
Ginger balla divinamente io in marsina muovo le scarpe con la punta che ha, come il tacco, un tocco di metallo e fa tip  tap.