Gl’aglio (il gallo)
10 Maggio 2021Mi è venuto incontro, fiero. Mi pareva il padrone. Cresta abbassata, alla gagà. piumaggio alzato alla figo di periferia. Aria da sono io voi non siete niente e anche nulla tenenti.
Il gallo (in setino gl’aglio) era un poco che non ci incontravamo per il vizio di farli finire in padella da polli e non volerli galli. Zia confessa “No o go coppà che non go aiuto e se diventà grosso”.
Lui non lo sa che è scappato alla pena di morte comminatagli in ragione del suo gusto, in ragione della sua inutilità (non fa le uova e di pulcini non c’è bisogno). A suo modo è un miracolato ma non lo sa. Cammina non sapendo che nessuno lo ama per quanto è bello ma tutti lo pensano per quanto è buono. Le galline lo sopportano ma sanno che sotto i “muscoli” c’è poco cervello per quanto è bello.

Mi si avvicina, mi guarda con aria da “neomelodico”, con fare da periferia, ma si salva per la rete che blocca la volpe, dal cane che ha già mangiato e dal gatto che lo ha risparmiato pulcino.
Ma tutto questo è storia da cretino, perché lui non lo sa e si sente unto dal signore, si sente figlio di un dio superiore, si sente re del pollaio, ma le galline hanno già fatto repubblica.
Cose dell’aia, cose del podere ma come potete sapere la verità se non avete parlato con l’illusione del gallo che non sa della morte passata, dei rischio imminente, e si sente così forte che la volpe pare assente invece da dietro il grano annusa le illusioni per il boccone prossimo.


