Latina/ Quel 12 maggio che Mansutti provò a fare l’impresa di una città normale
12 Maggio 2021Era il maggio del ’93 a dirlo oggi pare che sia solo il mese delle rose. Invece allora era un tempo che il mondo cambiava. Finiva un equilibrio durato tutta una ricostruzione dopo la guerra perduta e iniziava uno squilibrio che dura fino ad ora e, forse, per sempre.
A Latina il 12 maggio del ’93 nasce la giunta guidata da Maurizio Mansutti, cattolico di sinistra si direbbe oggi, democristiano allora. In una giunta “rivoluzionaria” perché dentro c’era la sinistra in tutte le sue versioni: i socialisti, i comunisti e vicesindaco era Domenico Di Resta in una Dc che “moroteisticamente” si muoveva a sinistra. Mansutti poi con il suo fisico “razza Piave”, una eleganza che ogni volta che gli parli sembra di stare al Caffè Pedrocchi a Padova, con la consapevolezza di quelli che sanno il senso della parola “serenissima” attaccata a Venezia.
Pareva la vigilia di nuove frontiere, si cominciava a difendere la terra passano l’edificabilità in zona agricola da 2 a 4 ettari, si pensava ad una città che si riconciliasse con il suo entroterra, una capitale capace di avere un teatro, una vita comunitaria, una borghesia che non contasse i soldi soltanto ma li investisse nel profitto della bellezza. Durò 98 giorni (“due meno di Napoleone prima di Waterloo” come dice lui), poi… poi quella alleanza si divise in mille rivoli, gli eredi dei comunisti si “bastarono”, i cattolici che pensavano ad un “avvenire democratico” si infransero contro due ostilità quella della destra Dc che voleva mantenere un antico equilibrio e quello degli ex Pci che si percepivano già vincenti come fa quasi sempre l’Inter a settembre (quest’anno mi tolgo il cappello).
L’esperienza Mansutti, era il secondo sindaco cispadano della città, era anche figlia di una comunità che voleva fare come nel nordest farsi classe dirigente nel lavoro e non restate “tributaria” di un apparato pubblico concedente, ma legandosi ad una visione che guardava le casse rurali, le cooperative bianche, l’associazionismo, un cattolicesimo vissuto e non sbandierato. Ma non c’erano interlocutori, non ci furono interlocutori.
Passa una destra che tornava a prima della guerra, ad un mondo dove il mito era il fascio-comunismo , il totalitarismo mostro del ‘900. Gli elettori conservatori della Dc andarono, per sempre, a destra, la sinistra cattolica continuò ad essere una “sospensione” e la sinistra si mimetizzò così tanto da non vedersi neanche da sola.
Continuò, questo pezzo di storia, a non essere discussa, affrontata, perché non era un escamotage amministrativo, ma una idea di superamento della di una città che si rattrappiva su se stessa intorno a mostruosi miti e non aperta alle bellezze del suo futuro.
Tra il rancore e la possibilità, a Latina scegliemmo il primo.
MORALE DELLA FAVOLA: un altro modo di vivere questa città c’era ma la presunzione di essere bastevoli in solitaria ha fatto vincere una città che neanche mai c’era. Il tutto in una comunità che dimentica anche dove ha fatto colazione la mattina
Nella foto Maurizio Mansutti e Vincenzo Zaccheo due uomini due città.


