Onirica su una Topolino amaranto nel tempo di fieno e ciliegie

Onirica su una Topolino amaranto nel tempo di fieno e ciliegie

30 Maggio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Mi capita di incontrare le memorie come fanno i bus di città con i passeggeri alle fermate intermedie. Sale qualcuno e comincia a parlare e l’autista a ricordare rubando conversazioni fatte per conversare. La nostra memoria è fatta di grandi stanze dove i nostri ricordi sono libri e ogni tanto qualcuno cade e la botta sulla testa te lo fa ricordare, una biblioteca con libri cadenti un poco come le foglie di autunno.

Sale una donna che profuma di fresco con un cesto di ciliegie nella loro stagione, sono grosse, gonfie di dolcezza e di un colore amaranto che è un dolce che vuole partire per una corsa di piacere. Amaranto, amaranto e nella testa una canzone che mi canta dentro ed io canto in questo viaggio dove porto anche le ciliegie a chi le vorrà mangiare

Sulla Topolino amaranto
dai, siedimi accanto,
che adesso si va.
Se le lascio sciolta un po’ la briglia
mi sembra un’Aprilia
e rivali non ha

Metti dietro il cestino, reggi forte il cappello che togliamo la capotte e si va. Si va tra campi di fieno appena tagliati su strade diritte come fusi, tra canali regno di rane e zanzare e si va.

Bionda, non guardar dal finestrino
che c’è un paesaggio che non va:
è appena finito il temporale
e sei case su dieci sono andate giù.
Meglio che tu apri la capote
e con i tuoi occhioni guardi in su
beviti ‘sto cielo azzurro e alto
che sembra di smalto
e corre con noi

Si va veloce che siamo già sui 60, fossero quasi i 63. Il cielo è di un blu, un poco più blu e regi il cappello che vola via.

Una ciliegia amaranto come questa Topolino generosa del suo motore per quel che può dare.

E stringe i denti la bionda
si sente una fionda
e abbozza un sorriso

(Strofe di Paolo Conte, una Topolino amaranto)

Le balle di fieno sono giganti che sanno aspettare, enormi rotoli che fanno ombra ai grilli e alle cicale. Enormi cerchi fatti da giganti che volevano giocare. Odore di fieno dai finestrini, mentre si corre in questi destini e una ciliegia tira l’altra. Lo vedo quasi il mare, anzi è lui qui davanti a me. Una curva finalmente lei sfiora su me.

Perché il bello in campagna è che tutto ha il suo odore, e quello del fieno mi dava alla testa: un profumo che le donne, solo che abbiano un sangue un po’ sveglio, dovrebbero stendersi.
Cesare Pavese

Ma ecco che suona, chiamata prenotata. Sono solo un un bus tra case tutte uguali, gente senza profumi ed io debbo solo guidare, lei scende con il suo cesto di ciliegie. Forse si volta non so. Sbuffa la chiusura delle porte di questo mostro di acciaio che non l’ho mai spinto più di 53 sogni ogni ora. Ora ci vorrebbe una Topolino amaranto.