Pollini di pioppi di un ubriaco d’assenzio davanti al mare. Viaggio illogico tra strofe

Pollini di pioppi di un ubriaco d’assenzio davanti al mare. Viaggio illogico tra strofe

2 Giugno 2021 0 Di Lidano Grassucci

Ma ora è il momento
Di mettersi a dormire
Lasciando scivolare il libro che
Ci ha aiutati a capire
Che basta un filo di vento
Per venirci a guidare
Perché siamo naviganti
Senza navigare
Mai

Ivano Fossati, Naviganti

Eccolo il mare davanti a me uomo di verdure, uomo di alberi grandi, di querce e sugheri, poi nel piano lunghe fili di pioppi. Ora ecco i fiocchi bianchi che paiono una neve che non gela.

Ma il mare è diverso, il mare ha un altro verso. viene sempre verso me che sto nella costa, mi incontra per dire questo è mio tu meglio che stai la, sul bagnasciuga, sulla terra ferma. Che mare, che polline di pioppi mi stenderei qua. Ma che fa. Il mare è complice del sole. Guarda oltre quella linea che pare un salto senza fine, io qui con il polline dei pioppi.

Naviganti senza navi. Ora ordino a questo oste che mi pare disonesto altrettanto un bicchiere di qualcosa di forte. Lui mi dice che per il mio caso ha un assenzio divino, che mi negherà ogni destino. Gli chiedo solo che sia in silenzio.

Il bicchiere lo tengo nella mano, un uomo di pioppi davanti al mare. Il bicchiere è già mezzo in me e il resto ancora a nascondere il fondo. Vedo meraviglie che non sapevo in questo mare, non so se sia vero o figlio dell’assenzio

Assenzio no. Ma ne’ tramonti afosi
d’estate quante volte in riva a ‘l mare
l’han veduto fisar que’ suoi pensosi
occhi ne l’acqua e starsi ad ascoltare!
E a la canzon selvaggia de’ marosi
ne ‘l fantastico albor crepuscolare
quell’anima dovea per luminosi
cerchi di sogni immergersi e nuotare.

Gabriele D’Annunzio, versi d’amore

Non sarà assenzio, ma certo questo assenzio mi dona conforto, mi asporta da questo tempo così poco marino. Bevo dal mio bicchiere e fantastico dal mio volere. Solo li nella spiaggia di questo mare di sabbia fina di vulcano si bagna una illusione, nuova una fantastica visione. Ma è l’assenzio ora che mi fa navigare mi fa diventare il pirata di piano che forse nella vita che era ho navigato

Io che ho doppiato tre volte Capo Horn
E ho navigato sette volte i sette mari
E ho visto mostri ed animali rari
L’anfesibena, le sirene, l’unicorno

Francesco Guccini, L’ultima Thule

Ma giuro io non avevo mai visto, mai e mai immaginato, questa grazia del creato. L’assenzio mi ha salvato da questa follia di vedere per certo il mio navigare, io che so nuotare senza aver mai toccato il mare. Per fiumi, per laghi, per canali. Viene e mi chiede posto in questo tavolo che profuma di poetico assenzio e recito

Chi sa! Forse giungevanle gli ardenti
aneliti de l’alghe moribonde,
aneliti a la luce ed ai colori.
O sognava gagliardi abbracciamenti
e ignote voluttà tra le profonde
selve vive di fosforo e d’amori?

Gabriele d’Annunzio

Non lo ricordavo così l’effetto combinato di pollini di pioppi, mari da navigare e l’assenzio che mi presenta la mia direzione e con inchino cede il passo alla bellezza, alla intrinseca bellezza che l’ebro ti fa toccare.

nella foto: bevitori di assenzio di Edgar Degas