Pianoforte a coda sul mare e la Nina di un suonatore fuoriluogo
12 Giugno 2021
Alessandro Baricco, La leggenda del pianista sull’oceano
E dove c’è un piano
baccano,
ci sono occhi che si cercano,
ci sono labbra che si guardano
Paolo Conte, Aguaplano
Un pianoforte a coda sul mare guardato da un apparecchio che punta in picchiata quella anomalia. Un piano che baccano su questo mare oggi così piano senza barche, pesci che saltano, vele dei pirati.
No, un piano in mezzo a questo mare calmo. Poi la mano si apre sui tasti e comincia a suonare musiche di ogni costa in cui la corrente di fa avvicinare e le isole sospese in esistenze destinate a stare in mezzo al mare senza ponti per collegare anime che possono solo nuotare.
Un pianoforte a cosa e suona lo strumento un uomo che cerca le parole tra il moto appena accennato di questo mare mai “fermato”, mai “fermabile” per affermare che c’è in un porto, un porto al confine di questo mare una possibile luce in una taverna dove fermarsi a suonare quel mare.
La taverna ha una luce da una lampada a petrolio che fa fumo nero, puzza di cristiano, sudore e sale. Uomini che domani qui non ci saranno e non si sono salutati nell’entrare e non lo faranno nell’uscire, di cui i nomi non hanno senso alcuno sono già vite finite se mai ci sono state.
Ma quel piano a coda fuori luogo forse venuto dal mare che, qui, nessuno sa suonare se non questo uomo con mani lunghe, faccia segnata da ferite inferte da sua propria mano, che comincia a schiacciare i tasti e a cantare.
tra le corde dell’altalena
come fa il vento alla schiena
che si accende e si spegne
che illumina le stelle
mastica e sputa
prima che venga neve
mastica e sputa
dall’altra la cera
Sento
nascere in me scomposte
aurore. Io non so più
se muoio oppure nasco.


