Latina: la banalità codina della prima pietra e lode all’anarchia delle lucciole di palude
30 Giugno 2021Di retorica si muore, la retorica è stucchevole quanto inutile. Premesso che quando vedo gente allegra che fa festa sono contento per loro. Premesso che ciascuno fa la festa che vuole: Sant’Antonio Abate si innamorò del porco. Resta fermo, altrettanto, che io a certe feste non voglio partecipare, non mi interessano, anzi non mi piacciono proprio, mi fanno senso.
A Latina festeggiano la posa della prima pietra della città. Personalmente l’unica prima pietra che conosco è quella di San Pietro: “Sulla tua pietra costruirò la mia Chiesa” e non appartengo manco a quella ditta. Amo i cristiani, me ne frego delle pietre.
A Latina dicono che il 30 giugno, di un ignobile tempo di servi di un padrone feroce, misero una pietra per farci case, come dire “li dove c’era l’erba ora c’è una città”
Questa è la storia
Di uno di noi
Anche lui nato per caso in via Gluck
In una casa, fuori città
Gente tranquilla, che lavorava
Là dove c’era l’erba ora c’è
Una città
E quella casa in mezzo al verde ormai
Dove sarà
Adriano Celentano, il ragazzo della via Gluck
Pietre dove c’era terra a perdita d’occhio, acqua, cavalieri, campi senza recinti, millenni di storie di uomini veri e liberi, e mandrie, mandrie che non li contavi i capi come nella pampa argentina, nella anarchica Maremma, nella zingara Camargue. Un mare infinito di verde da Roma fino a Caserta, una Amazzonia al centro del mondo, nella grazia, nelle grazie di Dio.
Insomma stavamo nelle terre dove nessuno, se correvi, ti chiedeva dove vai ma tutti apprezzavano la corsa e se la corsa era col cavallo vedevano miti di greci e romani. Vedevano principesse bellissime con l’arco e la corsa che ti innamoravi solo a vederne la postura. Camilla, Ninfa, Circe e giunonici sogni sostituiti dalle feste per una pietra e 4 gerarchi con le camice a lutto di se stessi.
Che miseria. come se a Roma festeggiassero la caserma della Cecchignola e non la Cappella Sistina, mastro Titta, contandone le esecuzioni, e non Giordano Bruno nella sua libertà di pensare Dio, un dio diverso senza sottane.
Ma a Latina piace, piace ai destri che si sentono preti del loro capo, ma anche certi sinistri falsi come una banconaota da tre euro, che stanno di qua per moda. Sinistri che sotto sotto amano Cesare assassino di libertà e non Bruto difensore del Senato e del Popolo di Roma.
Mi mandano pure i messaggi, gli inviti a questa loro festa, che, naturalmente declino.
Amo questa terra nel profondo di me (la gens La Jattuccia, la mia gente, ci vive dalla notte dei tempi), perché è libera perché ha la Regina Camilla ed io che sono erede di Ufente ancora l’amo di amore profondo. Amo la palude che è donna, amo l’acqua che la genera, odio i vostri sforzi di…. fare una città, brutta, dove c’era l’erba.
Amo le lucciole nella loro anarchia, non le vostre marce nella loro banalità. Amo Bruto nella speranza che ce ne siano mille e mille per ogni Cesare.
Conto le lucciole non le pietre e la prima lucciola si accese d’immenso, la vostra prima pietra è sepolta nel niente
PS: il sindaco di Latina, Damiano Coletta, ha organizzato una cerimonia dal titolo “La prima pietra di Littoria”. Fortuna che era democratico e antifascista, del resto ha detto espressamente che non toglie la cittadinanza a Benito Mussolini tanto l’ha data anche a Rita Levi Montalcini e Modiano. A Latina siamo a fascisti di destra e fascisti di sinistra, la democrazia non abita qui.
Nella foto: La Regina Camilla, regina guerriera dei Volsci


