Maurotto, l’asino e una nostra fotografia
2 Luglio 2021Oggi alle 17, in forma privata, verranno officiati i funerali di Maur
Avevo dietro la scrivania del mio ufficio a Il Territorio, il giornale che dirigevo, una foto in cui eravamo io, Mauro Carturan e un asino. Sono l’unico vivente della foto. Quella foto me l’ha rammentata Alessandro Cosmi a commento del mio articolo a ricordo di Mauro.
Due uomini e un asino. Mauro nella foto sorrideva e abbracciava l’animale, io guardavo ridendo. Eravamo tre esseri che si riconoscevano per “puzza” contadina. Nessuno dei tre era avanti, nessuno indietro eppure tutti e tre testardi, testardi come asini. Nessuno dei tre negava l’evidenza di non avere il passo cittadino, la dimestichezza col marmo. Tutti e tre passo di campagna, strada fatta come si fa il tratturo, di passo in passo.
Tutti e tre ironici, capaci di ridere di noi di questa malattia contadina che ci portavamo addosso. Esagerati, anche nelle passioni, irregolari anche nelle emozioni, ingovernabili e infidi come chi sa bene le sue ferite in una natura mai amica e pronta a tradire. Ridere era per noi (io, Mauro e l’asino) un modo per urlare che non c’era paura, che nulla era paura. Sapevamo bene che il mondo giusto e del marmo ci considerava abusivi, strani, inopportuni ma ostinazione e testardia di facevano restare la. Paludati signori ci guardavo con distacco di quel nostro dire del mondo da un altro mondo.
Mauro portò le mozzarelle a Parigi, i francesi con quella presunzione che hanno i cittadini alle periferie facevano la fila per la mozzarella di uno che amava gli asini, la stalla e la terra.
L’asino se ne è andato ma non ha mai cambiato la sua idea e non ha mai invidiato il cavallo, Mauro se ne è andato e non ha mai rinnegato la testarda coerenza di essere lui, lui soltanto. Esistono esseri al mondo votati a essere se medesimi e coerenti fino alla fine. Ci dissero… ma non è elegante, non è il caso, non si fa. Mio dio questa non è politica, Dio mio la televisione è altro, il giornalismo non è così, ma sei sindaco…
Rispondemmo ragliando, perchè esiste una sola specie capace di ridere: i contadini, e sono contadini gli uomini e gli asini.
Mauro ho scritto questo pezzo pensando a come ti saresti divertito a leggerlo e a pensare come ci potevano ridere sopra, mandando magari Gildo a portarmi una foto dell’asino, magari mandandone in copia una a Memmo Guidi per farlo rosicare.


