La vaga passeggiata

La vaga passeggiata

20 Luglio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Pensava, pensava mentre seguiva la sera. Si avvolgeva nel pensare, aria da respirare. Leggero veniva dal mare un vento lento, quasi “breve” e camminava. Il passo seguiva il passo e ad ogni passo si allontanava da un vero che veramente voleva difendere sperando, contempo, che non fosse il prossimo presente. Quell’uomo così strano, cosi poco alla mano, così anonimo nella confusione degli eguali. Strano in lei, straniero nel senso di portarsi fuori da mondi conosciuti chi cercava radici da consolidare, inutile se pensi a quanto sia utile per vivere la vita. Ecco, non c’entrava.

Camminava e voleva mandare via, mandare via lontano, ogni cosa anche quella cosa umana che era un uomo insistente nel pensiero, insistente non invitato.

Capita che ci sono alchimie di sostanze incompatibili che fanno pozioni capaci di cambiare le cose, ma non fuori ma dentro. Fuori il cassetto è lo stesso, medesimo colore, medesima maniglia, ma diversa è l’anarchia che è dentro. Ogni cosa ha memoria del suo posto, ma nulla può stare al posto.

Camminava e come fosse vista, guardata a vista e nessuno c’era ma era il disordine dentro. Non pensi alla corsa dell’acqua quando sei sotto la doccia, non pensi all’acqua che si scalda prima di… la pelle si bagna, la pelle fa gocce, la pelle fa alveo a rii. E ora che è fresco, che il passo stanca, pensava di togliere il pensiero, di eliminarlo e uscire di diverso profumo. Si rese conto che quel passo era passo di acqua, il pensare il suo caldo, e la pelle si faceva la doccia in quel pensare e doccia non era. Anche i pensieri si affannavano anarchici.

Si girò di scatto, come se la velocità, “beccasse” quello spirito, niente era già scivolato via. Scivolato via da lei, l’acqua ipotetica di questo cammino asciutto l’aveva accarezzata tutta e si sentiva ultradonna, ma no, no si sentiva come il cassetto: fuori il cassetto è lo stesso, medesimo colore, medesima maniglia, ma diversa è l’anarchia che è dentro. 

Anarchia dentro, respiro profondo.  Sarebbe bastato un taglio deciso, un secco rifiuto del passo. Finiti i lampioni ora era buio, solo le stelle, luna nascosta.

Pensava, pensava mentre seguiva la sera. Le parve di “sentire” un uomo guardare, si sentì cambiare. Una volpe si era avvicinata al ciglio della strada senza vederla, poco più in là su un ramo un barbagianni, occhi da gatto, su di un albero. Era notte e una donna vagava nel silenzio del suo pensare.

 

Nella foto: Giovanni Fattori, Donna nel bosco, 1874-75