Ho sentito un poeta cantare accompagnato da angeli rock
21 Luglio 2021Evaporato in una nuvola rossa
In una delle molte feritoie della notte
Con un bisogno d’attenzione e d’amore
Troppo, se mi vuoi bene piangi
Per essere corrisposti
Fabrizio De Andrè, amico fragile
In tv danno un concerto “dimenticato” di De Andrè e la Pfm, a Genova nel ’79. Allora ero un ragazzo, fragile, capace di fare dee di statue di cera, diavoli di mansueti cardellini. Capace di amicizie oltre il male, capace di inizi finiti. Capace di sperare. In tv sento quel movimento rock in poesie di periferie che abitavo, che abitano dentro le pene che sarebbero venute. Fuori mille doveri, il ragazzi in platea recitano la poesia a cui la musica ha dato l’ascensore del paradiso. Sono io qui su questo divano, io nella sera, io nella tv a vivere quella atmosfera, io nel palco a recitare salmi di una generazione, io dentro una musica che ti vibra nelle ossa per dirla con Fossati fuori concerto
Lui ti penetra nei muri
Ti fa breccia nella porta
Ma in fondo viene a dirti
Che la tua anima non è morta
Marinella scivola sul fiume, Piero muore di maggio, Bocca di rosa è accompagnata malvolentieri dai carabinieri. Eppure tutto doveva essere felice.
Un ladro parla a Dio, sì un ladro e… “un ladro non muore di meno”.
Dio mio che male nella pancia, che stordimento, sento il mare di Genova, Rimini, la Barbagia
E mai che mi sia venuto in mente
Di essere più ubriaco di voi
Di essere molto più ubriaco di voi
Ogni poesia è una cortesia a questa vita mia partita con la speranza alchemica di un tempo bellissimo da correre a perdifiato e la ragazza pareva credere alle mie poesie prima di andare via
T’amerò come sempre ti amai
Come un bel sogno inutile
Che si scorda al mattino
I tuoi larghi occhi chiari
Anche se non verrai
Non li scorderò mai
Tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa puzza di gatto
Volta la carta e paga il riscatto
Paga il riscatto con le borse degli occhi
Piene di foto di sogni interrotti
Angiolina ritaglia giornali, si veste da sposa, canta vittoria
Chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria
curiosità.
Io Marinella l’ho vista davvero, Bocca di rosa poco lontano, con Piero avevano un treno di legno
tra le corde dell’altalena
come fa il vento alla schiena
luce luce lontana
che si accende e si spegne
che illumina le stelle
mastica e sputa
prima che venga neve
Mi toglie il dolore dagli occhi
E scivola il sole al di là delle dune
A violentare altre notti
Madre, io provo dolore
Nella pietà che non cede al rancore
Madre, ho imparato l’amore


