Le trasparenze di una sentinella allo sguardo di un gatto

Le trasparenze di una sentinella allo sguardo di un gatto

29 Luglio 2021 0 Di Lidano Grassucci

La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato,
Sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato
Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate,
Tornate ancora se lo volete, non vi stancate

Se, se il giorno prossimo è annunciato dall’alba prima in quel tempo devi indossarlo. L’alba ha alito di fresco annunciazione dell’afa che sarà implacabile.

Come passare questo deserto. I tuareg vestono di blu, coprono ogni parte del loro corpo, negano al sole la soddisfazione della pelle. Blu contro l’implacabile.

Sentiva già il calore da togliere il respiro, eppure si respirava, respiro forte che il petto si gonfiava e poi giù, per ricominciare. Era nuda al mattino come lo era stata alla notte impossibile, lo specchio della camera da letto faceva uno strano effetto accanto alla finestra aperta per “respirare”. Vedeva accanto al suo respiro l’ingresso dell’aria fresca: battere e levare. In un circuito che si traduceva in questo suo guardarsi due volte allo specchio ed in vero.

La giornata era da scrivere, la mattina da preparare carta e calamaio per poterne scrivere e a sera sentire la storia nel fresco del vento levato dal mare.

Si girò più volte, si stirò i muscoli guardando l’effetto estetico dello sforzo e si trovò sedotta da se stessa. Entrava aria fresca la pelle si brividava lungo se stessa e nello specchio pareva principessa di se stessa.

Gli occhi erano passati dalla opacità del sonno appena spento al lusso dello sguardo del sole che pareva fisso al suo sorgere.

Lo sguardo scivolava, la slanciava, la faceva come quelle strade che per evirare boschi e fiumi nel piano si fanno come le esse dello scorrere dell’acqua all’incertezza della sorgente. Sentiva fresco in una cappa già prenotata.

Doveva gli ultimi doveri, ma dove restare se stessa come in questo ponte tra notte e giorno, doveva scavallare il fiume che l’aspettava e non si poteva bagnare. Decise di lascarsi andare come aveva fatto con le gocce di acqua nella doccia che avevano perlato il suo corpo quando chiudeva gli occhi per saltare il sapone alla riaprire era tutta un tappeto di gocce che stavano, poi andavano via. Bellezza di un attimo.

Ma gli attimi se sono tuoi puoi farci ciò che vuoi e lei decise di lasciarli tal quali, di portarli dietro, come valigie di un viaggio non lontano dentro se. Decise di restare così: indosso un vestito lieve sul suo tutto, un vestito che diceva a lei ogni cosa, al mondo, se non guardava, niente, un punto di colore nel silenzio “afatico”. Indossava il suo risveglio, indossava la sensazione del suo racconto alla vita.

Un gatto la guardò, come fanno i gatti nella loro curiosità, lei capì che quel micio aveva capito la carezza del fresco del mattino. Sorrise, si sentì speciale, di una specie non normale, quella fatta dal vento all’alba quando la notte va via e

Ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà,
Che la risposta sull’ avvenire è in una voce che chiederà
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
Strofe: Francesco Guccini, Shomèr ma millailah
Sentinella a che punto è la notte
Nella foto: acquerello Steve Hanks