Fine vita/ Quel coraggio che non abbiamo di Davide Facilepenna

Fine vita/ Quel coraggio che non abbiamo di Davide Facilepenna

18 Agosto 2021 0 Di Fatto a Latina

Fine-Vita ed i troppi Don Abbondio che fanno finta di non vedere. “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare” è la frase che Don Abbondio dice a sé stesso al termine del colloquio con il cardinale Borromeo, per giustificare i sotterfugi da lui messi in opera per non celebrare le nozze tra Renzo e Lucia. L’attuale Parlamento deve essere pieno di Don Abbondio, se quei ragazzacci dei radicali, nel silenzio totale dei partiti, sono arrivati in poco tempo a raccogliere quasi 750.000 firme per promuovere il Referendum sull’Eutanasia Legale. E sì, che gli onorevoli avevano già la strada spianata per fare il loro lavoro (legiferare) dopo la sentenza  242/19 (cosiddetto caso DJ Fabo-Cappato) della

Corte Costituzionale, che aveva ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’ articolo  580 c.p., nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, a certe condizioni, agevoli l’ esecuzione del proposito di suicidio. Non è bastata però nemmeno la pronuncia dell’Alta Corte al legislatore che preferisce continuare all’italica maniera, ovvero col sistema delle tre scimmiette (non vedo, non sento, non dico).

Sarà per paura degli strali di alcune ir-reprensibili vestali della vita e della fede che siedono a Montecitorio e Palazzo Madama? Non credo. Quelli fanno folklore politico e poco più.

Forse è conseguenza gli immancabili “suggerimenti” della Santa Sede? Questi influenza ce l’hanno ancora, ma non mi convince come unica motivazione. Il problema maggiore è il rapporto tartufesco della nostra classe politica con i temi veri ed importanti.

Quelli che scuotono coscienze e costringono ad assunzioni di responsabilità. I temi che non portano facili consensi e che, forse, una parte dei cittadini preferisce non sentire.

Meglio discutere a capocchia ed a vacche ormai scappate dal recinto di guerre perse in Afganistan o disquisire di finte ribellioni al green-pass. Meglio cazzeggiare sui social con video a base di nutella e volteggi agli anelli.

Altrimenti poi dovresti discutere non solo di eutanasia o suicidio assistito, ma di tanti temi brutti che è meglio evitare e lasciare la “patata bollente a chi je tocca”. Dovresti, per esempio, affrontare più in generale le questioni del Fine-Vita; che non è solo la scelta se darsi anticipatamente la morte ma anche e, soprattutto, la questione di come vadano gestiti i malati terminali e di che assistenza debba essere loro data.

Bisognerebbe per esempio ammettere che quando ti ammali interessi al Sistema Sanitario Nazionale solo finché sei, teoricamente curabile, e che quando diventi “malato terminale” allora te la devi vedere tu e la tua famiglia. Diventi un peso per chiunque ti si debba prendere in carico. Se vai al Pronto Soccorso ti ritrovi su una barella e rimani a soffrire in una stanza o in un corridoio in mezzo a dieci sconosciuti, perché le terapie del dolore sedative le prescrivono solo i medici specialisti e sia mai che muori due giorni prima del previsto per un’iniezione endovenosa di morfina troppo forte (meglio un poco; di sofferenza a te che una teorica denuncia a me).

Però ti fanno fare una valanga di esami inutili, giusto per essere certi che non te ne vai al creatore per altra cosa dalla patologia terminale (sennò poi arriva la tirata d’orecchi perché non si è rispettato il protocollo del Ministero della Sanità).

Ti dicono che non ti possono dimettere, però se rinunci tu al ricovero o lo fanno per te i tuoi familiari fate una “cosa che farei pure io se fosse un mio parente”.

Ti dicono che si può attivare l’hospice. Peccato che gli hospice sono pochi e con pochi posti e ci vuole una settimana per far partire le terapie, mentre magari il tuo caro soffre e si disfà di fronte a te. Sarebbe bello si discutesse in Parlamento di questi argomenti.

Sarebbe bello ma non avverrà e dovremo aspettare comunque o un Referendum o qualche altra sentenza per svegliare i “curati di campagna”. Chiaramente per sentirci poi raccontare la favoletta dell’indebita ingerenza giudiziaria in politica.

 

PS Comunque Manzoni con Don Abbondio non era poi così severo. La mancanza di coraggio in quel caso scaturiva da un legittimo desiderio di rimanere in vita, mica di non essere invitato a Castel Gandolfo o perdere dieci followers.

Davide FacilePenna