La ballata dei cattivi

La ballata dei cattivi

20 Agosto 2021 0 Di Lidano Grassucci

Il gatto si è steso a no far niente, la mia mente vorrebbe ma non riesce a fare lo stesso. Far finta

Vivere, non riesco a vivere
Ma la mente mi autorizza a credere
Che una storia mia, positiva o no
È qualcosa che sta dentro la realtà

Giorgio Gaber, Far finta di essere sani

Vivere è una illusione, anche provvisoria, ma la realtà mica esiste. Provate a toccarla con mano quella non si fa prendere, schizza via, rimbalza, sputa in faccia a chi la vuole acchiappare e se ne frega di ritornare

Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale

Jorge Luis Borges

Il tempo passa con le lancette di un orologio che ad ogni secondo perde il suo senso perché si è dimenticato il primo. Non si conta dal secondo, ma dal primo. Anche la conta è irreale con calcolo errato inglobato. Il tempo quindi non passa, è statico all’ora giusta di questo momento da una vita dilatato. Poi si chiude tutto e l’orologio diventa un regalo, una macchina che produce solo il suo movimento ma non va da nessuna parte.

Il gatto si è steso a non far niente, ha colori degli occhi cerulei e chiede al passante di farsi più in là per non essere alterato nel suo fermissimo restare.

C’era una città degli immortali, dicevano che era perfetta, senza patimenti, senza riconoscimenti. Si arriva li attraverso un fiume, lo guadavi e l’acqua ti faceva eterno senza fine. Dicono allo stesso modo che chi ci viveva è andato via perchè lì avevano perso per non aver nulla da perdere il piacere della parola, che non serviva tanto non si moriva. Avevano penso gusto e lustro a vivere e erano fuggiti morti. Ora vagavano alla ricerca di un fiume dove potessero anche affogare, o se salvi salvi solo per un poco.

L’ho vista quella città e ho notato subito che mancava il sale nel brodo che non c’era, lo zucchero nel caffè che non avevano e correvano tutti via non potendosene andare. Io avevo guadato il fiume sena toccare acqua su una zattera asciutta. Potevo morire e questo mi salvò. Avevo sempre la via d’uscita di farla finita, loro la condanna a non dover finire mai.

Il gatto decise che era tempo di fusa, venne diretto e mi guardò con la tenerezza di cui solo i cattivi sono capaci, i cattivi e gli imperfetti, e stemmo insieme per un poco. Due anime cattive che decisero di giocarsela la partita e dopo un poco andarono a caccia.

Non sanno se ridere o piangere e batton le mani
Far finta di essere sani
Far finta di essere sani
Far finta di essere sani

Giorgio Gaber, Far finta di essere sani

 

In foto: Antonio Ligabue, Leonessa che azzanna una zebra 1950-55