I nipoti di Bettino Craxi, Vittoria e Benedetto, a visitare la piazza di Bassiano intitolata al nonno

I nipoti di Bettino Craxi, Vittoria e Benedetto, a visitare la piazza di Bassiano intitolata al nonno

25 Agosto 2021 0 Di Lidano Grassucci

O socialismo o barbarie

Rosa Luxemburg

 

Vado a Bassiano, per ragioni di Bassiano e di fede socialista. Vado a Bassiano in missione per la mia storia.

Nel senso che voglio salutare Bobo Craxi che ha portato i figli a vede la piazza intitolata al padre Bettino Craxi.

Bobo c’era il giorno dell’inaugurazione, vado anche a questo particolarissimo e tenero appuntamento.

L’invito è di Domenico Guidi, socialista sindaco di Bassiano, ma il piacere è tutto mio naturalmente. Una visita privata, ma io sono di quelli che pensano che “il privato è politico” e la politica sia sentimento. Già, è la ragione per cui sono socialista. A fare gli onori del mondo lepino accanto a Domenico Guidi, Titta Giorgi. Lui, Titta, è stato leader dei comunisti lepini ma aveva quella umanità che è figlia della più umana e generosa idea del mondo, ed è umano e significativo che sia qui, come il segno di una “sensibilità” allargata, come l’animo di questi monti che è anarchico, che è socialista, che è libero.

Visita d’affetti, di famiglia. I figli di Bobo si chiamano Vittoria e Benedetto, c’era anche la moglie Scintilla Cicconi.

Una famiglia che veniva a vedere su una piazza della Repubblica il nome del nonno che di questa Repubblica è stato grande statista.

Affetto, e in quei ragazzi ho rivisto il mio umano orgoglio di quando vado alla tomba di mio nonno Lidano, che non ha fatto altro che essere cocciutamente (a Sezze si dice essere cocciardo) se stesso davanti a tutti, fascisti per primi a cui non diede mai adesione.

Ricordo la mia linea familiare per ricordare il diritto all’orgoglio dei propria affetti di ciascuno e soprattutto dei liberi quando hanno avuto un nonno che non serviva ma “riscattava”.

Il 27 ottobre del 2018 quando inaugurammo questa piazza io e il compagno Massimo Passamonti, che mi fa piacere ricordare, comperammo un grande mazzo di garofani rossi per omaggiare tutti coloro che sarebbero stati con noi, un fiore di libertà nel rosso della rivolta. Intorno compagni che arrivavano alla spicciolata, poi in tanti a sentirsi famiglia politica, famiglia di fede laica.

Quello  è un atto politico, un atto socialista, che è rivendicare chi siamo con l’orgoglio. Rivendicare idee che non hanno prodotto gulag, campi di sterminio, sanfedisti e talebani, ma reso migliore la vita di ogni giorno e dignitoso ciascuno.

Una idea che accettava l’uomo così come era e non come si vorrebbe che fosse.

Io e Memmo, non lo abbiamo nascosto, siamo stati orgogliosi, umanamente e da socialisti di questa visita, orgogliosi per le umane emozioni.

Qui su, sui nostri monti una targa con il nome del compagno Bettino Craxi è una dichiarazione contro chi non ebbe il coraggio di far rientrare Bettino in Patria a curarsi, di chi offese e offende la verità in nome di virtù che non ha.

Sì, siamo orgogliosi di quella piazza, di quella targa, della bandiera con il sole dell’avvenire. Siamo orgogliosi del nonno di questi ragazzi e onorati di aver ospitato una loro emozione.

C’è stato uno di noi, che poi è diventato presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, che terminava i suoi discorsi con l’augurio “W L’ITALIA, W IL SOCIALISMO”.

Mi piace chiudere così e grazie a Domenico Guidi, nella sua fede socialista e a Titta che non la condivide ma si è venuto a tagliere il cappello per riconoscente umanità, e non è poco.