Angelo Cormio, la sua edicola e il figlio Aurelio, il capellone

Angelo Cormio, la sua edicola e il figlio Aurelio, il capellone

29 Agosto 2021 1 Di Emilio Andreoli

Cara la nostra città che conserva le sue storie un po’ ovunque, nei negozi, nei palazzi, nelle piazze. A volte sono nascoste in una foto in bianco e nero  sbiadita dal tempo. Tirarle fuori e raccontarle è come tornare indietro nel tempo e rimetterle in vita. A volte capita di viaggiare in ricordi felici e in altre in ricordi che ti fanno inumidire gli occhi. Storie di uomini, di donne, di bambini, la storia di una comunità che era molto più solidale dopo la tragedia della guerra, di cui molti hanno portato ferite profonde per tutta la vita. Girando per Latina ne ho trovata una ben nascosta, in una edicola che frequentavo da bambino. L’edicola Cormio, quella di fronte la farmacia Fontana ex Gambetta, in via Emanuele Filiberto.

 

A Latina c’è stata una decimazione di edicole, la chiusura più eclatante è quella di Piazza del Popolo, avvenuta già da qualche anno. Ormai i giornali si comprano sempre meno, le notizie corrono in tempo reale su Internet, anche se la qualità lascia spesso a desiderare per l’approssimazione delle stesse. Senza considerare le fake news, ovvero le notizie false, il web è una vera giungla dove puoi perderti in ogni momento. L’unica difesa che abbiamo è quella di verificare le fonti di quello che leggiamo.

Vado ogni tanto in via Emanuele Filiberto, la via dove sono nato e dove la mia famiglia ha avviato la prima attività. Devo dire che è l’unica via dove sono rimaste diverse attività storiche, tra queste l’edicola Cormio, dove da bambino andavo con mio padre a comprare il giornale e le prime figurine Panini. Sapevo che in quell’edicola avrei trovato qualcosa di interessante da raccontare. L’altro giorno sono entrato, inutile dire che mi sono perso negli odori della carta stampata, altro che web, e ho scovato la storia che sto per narrarvi.

Ma partiamo dall’inizio e torniamo indietro nel tempo, agli anni trenta, nelle strade polverose di Littoria, perché ancora tutta un cantiere, e dove il commercio è perlopiù ambulante e itinerante, insomma carrettini sospinti dai ragazzi con le loro mercanzie, pesce, gelati, mozzarelle, giornali… immaginate di essere lì con tutto quel movimento, le signore che stendono i panni, il rumore dei cantieri, il vociare delle persone, e quei ragazzi che cercano di farsi sentire per vendere qualcosa e svoltare la giornata.

La storia di Angelo Cormio

Tra tanti ragazzi che spingono i carretti ce n’è uno che tutti i giorni parte alle quattro di mattina dalle case popolari, con la sua bicicletta, per raggiungere lo scalo di Littoria, dove ritira i giornali arrivati con il treno da Roma. Poi torna e li carica su un carretto e va a vederli in giro per la città. Si chiama Angelo Cormio, originario di Molfetta in provincia di Bari. E dire che fino a qualche anno prima la sua vita era completamente diversa, era un pilota dell’Aeronautica Militare. Purtroppo per un problema al cuore, che scopre di avere in una delle rigide visite mediche, non l’hanno più fatto volare, e quindi è costretto a dare l’addio alla carriera militare perché esonerato.

Ma ora in quella nuova città può ricostruire la sua vita, dove trova anche l’amore. Sposa Quirina Monti, una ragazza di Priverno. Nasce il primo figlio Raffaele nel 1937 e dopo un paio di anni, poco prima della guerra, arriva anche Aurelio. Angelo continua a lavorare con il suo carretto, nonostante siano anni difficili. Poi la guerra che dopo quattro anni volge all’epilogo e arriva anche a Littoria, dove si è spostato il fronte. Lo sbarco degli americani ad Anzio è imminente e la città viene sfollata, e pure Angelo è costretto a fermarsi e si rifugia, insieme alla famiglia, a Priverno, dove ci sono i famigliari della moglie Quirina.

I paesi a monte dell’Agro Pontino sembrano i più sicuri, nessuno pensa che potrebbero essere bombardati dagli americani, e invece saranno colpiti e avranno tantissimi morti civili. Priverno non farà eccezione e una di quelle bombe cade proprio nelle vicinanze dove si è rifugiata la famiglia di Angelo. Sono tutti feriti dalle schegge, l’unico a non lamentarsi è il piccolo Aurelio, anche se poi dopo si accorgono che perde sangue ad una gamba. La corsa verso l’ospedale, ma Aurelio è stato colpito all’arteria femorale e purtroppo non ci sarà più nulla da fare.

Il piccolo Aurelio Cormio, deceduto dopo il bombardamento degli americani su Priverno

Nel 1947 Quirina partorisce un altro bambino e decide di chiamarlo Aurelio, come il suo piccolo che ha perduto sotto i bombardamenti. Anche se un’anziana del suo stesso paese cerca di farla desistere, le dice che se al piccolo metterà lo stesso nome dello sfortunato fratellino, anche lui seguirà un triste destino. Ma Quirina non le da ascolto, perché non è superstiziosa, e lo chiama Aurelio. Nel 1949 Angelo invece, partorisce il suo sogno, finalmente ha l’opportunità di aprire un’edicola tutta sua.

Aurelio il primo capellone di Latina

Aurelio cresce e cresce pure bene, diventa un bel ragazzo, socievole, estroverso, modaiolo, dall’abbigliamento ricercato, si fa cucire camice su misura ed è uno dei primi capelloni di Latina. I primi ragazzi dai capelli lunghi appaiono nel 1965 a Roma, sulla scalinata di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna. Ma è nel 1967 che il fenomeno, tra moda e protesta, si espande in tutta Italia. Aurelio lo fa per moda, lavora con il padre nell’edicola ed è sempre sorridente, ama la vita, le belle donne, le moto e le macchine. I genitori lo viziano perché si fa voler bene. Gira con una potente spider verde Alfa Romeo.

Fine anni ’60 Aurelio Cormio inizia a diventare un capellone

Ma il suo pallino sono le moto, perché il vento tra capelli gli da un’infinita sensazione di libertà. Vede un giorno sfrecciare un ragazzo che conosce bene, Leone Marcucci, su una Laverda 750 sport e si innamora di quella moto. Ne compra una bianca e anche lui inizia a sfrecciare per Latina. Aurelio è conosciuto da tutti al Giro di Peppe, anche se non frequenta una comitiva in particolare, ha un paio di amici del cuore con i quali condivide la passione delle moto. È un pomeriggio di inizio estate quando decide di andare a trovare una ragazza a Nettuno, ma tornando a Latina un’auto gli taglia la strada, purtroppo la prende in pieno e nonostante abbia il casco muore sul colpo. È il 10 giugno 1970.

A dx Aurelio sulla sua Laverda 750 sport, accanto uno dei suoi migliori amici, Franco Muraro

Quell’estate finì tragicamente a Latina, il 31 agosto un altro incidente scosse la città, quello di Francesco Porzi (Biscotto). Entrambi avevano ventitre anni ed entrambi avevano portato aria nuova tra la gioventù di Latina, avevano portato la moda con il loro essere originali. La mamma di Aurelio, da quel giorno dell’incidente, ebbe una vita segnata da un dolore che non si sopirà più.

Ora l’edicola la seguono Patrizia e Massimiliano figli di Raffaele, primogenito di Angelo e Quirina. Conosco da molto tempo Patrizia, dai tempi del “Manzoni” ed è stata molto disponibile ad andare incontro alla storia della sua famiglia. In alcuni momenti ho avvertito le sue forti emozioni, le ho sentite nella voce e lette negli occhi, anche se ha cercato di non mostrarle.

L’edicola della famiglia Cormio ai giorni nostri

La tua edicola ha settantadue anni, fa parte ormai della storia di Latina, che effetto ti fa stare lì dentro?

Sicuramente un bell’effetto, anche se non è proprio la stessa di quella che aprì mio nonno, che era molto più piccola, dal 1949 questa è la terza

Anche se la storia nel commercio conta relativamente, ne so qualcosa io, come pensi di affrontare questi nuovi tempi dove il web la fa da padrone?

 Ormai ci stiamo trasformando in un centro servizi, vendiamo contratti per l’energia elettrica, e stiamo aspettando e combattendo per avere la possibilità di fare anche i certificati anagrafici per il comune di Latina. In tante altre città le hanno affidate alle edicole, qui per adesso solo ai tabaccai

Quali sono i giornali che ancora si vendono?

 La settimana enigmistica, Sorrisi e Canzoni, quelli di gossip e anche tanti giochi per bambini

Di tuo zio Aurelio cosa ricordi?

Ero piccola quando accadde l’incidente, ma lo ricordo bene, ricordo il suo sorriso e ricordo bene, purtroppo, anche il grande dolore di mia nonna. Da quel momento si infrangono anche i sogni di mio padre, che abbandona gli studi per aiutare i suoi in edicola, avrebbe voluto diventare un medico

Aurelio con il capello ancora corto, che tiene in braccio la sua nipotina Patrizia

Ringrazio Patrizia per avermi dato la possibilità di raccontare la storia della sua famiglia e le faccio un in bocca al lupo per l’attività che conduce insieme al fratello Massimiliano, con grande professionalità.

Nella foto di copertina, la signora Quirina e il figlio Raffaele nell’edicola Cormio