L’uomo che calò l’asso
29 Agosto 2021Lo chiamavano “Il ras del quartiere”
Ma una sera giocando a scopone
Perse un punto parlando di te
E… la immaginava, sentendola, lei si avvicinava silenziosa, come gatta, si muoveva con il rumore che fanno le gatte alla caccia. Era cattiva come le gatte la notte di luna piena e la luce le fa ombre.
Così elegante, così in equilibrio, così capace di salto. Lui la disegnava sulla sabbia, ma sapeva. Lei veniva, come le gatte, quando aveva ricordo e lui l’attendeva puntuale ai suoi non appuntamenti.
Si vestiva del suo desiderio, lui tesseva lino e seta di passioni e desideri che lei li indossava, lira in volo e di ogni suono padrone. Disegnata sulla sabbia con le piume che parevano più belle e la facevano di vanità in vanità. La disegnava con il dito, lei scese elegante davanti al Grand Hotel da una Isotta Fraschini per cancellare il resto, possente il richiamo della lirica. Il motore era perfetto, le linee erano lei che anche il battilastra se ne innamorò e non ne vide più di così belle.
Mio dio, fu in quel momento che lui se ne accorse, era di un altro mondo e qui veniva a graffiare il suo pensare. La risacca portò via la storia, io l’ho saputa perché un matto la raccontò al bar e un uomo sbagliò a calare l’asso, gli usci una lacrima dagli occhi del ricordo.
Ora dicono, fosse un poeta
Che sapesse parlare d’amore
Cosa importa se in fondo uno muore
E non può più parlare di te
Immagine: Giocatori di carte di Paul Cézanne


