L’uomo che calò l’asso

L’uomo che calò l’asso

29 Agosto 2021 0 Di Lidano Grassucci
Alle carte era un vero campione
Lo chiamavano “Il ras del quartiere”
Ma una sera giocando a scopone
Perse un punto parlando di te
Bruno Lauzi, Il poeta
L’aria si fermò, annunciavano vento venne bonaccia. Il cielo e Giove pluvio si beffarono delle “divinazioni” dei meteorologi. Era bonaccia e lui? Lui disegno sulla sabbia, come faceva da bimbo con le formine, il secchiello e la paletta. Come allora, attendeva che l’acqua ne “sconvolgesse” la forma. Cancellando il suo ricordo.

E… la immaginava, sentendola, lei si avvicinava silenziosa, come gatta, si muoveva con il rumore che fanno le gatte alla caccia. Era cattiva come le gatte la notte di luna piena e la luce le fa ombre.

Così elegante, così in equilibrio, così capace di salto. Lui la disegnava sulla sabbia, ma sapeva. Lei veniva, come le gatte, quando aveva ricordo e lui l’attendeva puntuale ai suoi non appuntamenti.

Si vestiva del suo desiderio, lui tesseva lino e seta di passioni e desideri che lei li indossava, lira in volo e di ogni suono padrone. Disegnata sulla sabbia con le piume che parevano più belle e la facevano di vanità in vanità. La disegnava con il dito, lei scese elegante davanti al Grand Hotel da una Isotta Fraschini per cancellare il resto, possente il richiamo della lirica. Il motore era perfetto, le linee erano lei che anche il battilastra se ne innamorò e non ne vide più di così belle.

Mio dio, fu in quel momento che lui se ne accorse, era di un altro mondo e qui veniva a graffiare il suo pensare. La risacca portò via la storia, io l’ho saputa perché un matto la raccontò al bar e un uomo sbagliò a calare l’asso, gli usci una lacrima dagli occhi del ricordo.

Ora dicono, fosse un poeta
Che sapesse parlare d’amore
Cosa importa se in fondo uno muore
E non può più parlare di te

Immagine: Giocatori di carte di Paul Cézanne