Lo scrivere di un voltagabbana

Lo scrivere di un voltagabbana

10 Settembre 2021 0 Di Lidano Grassucci
Scegli, un giorno, la tua parte. La scegli per affinità, per interesse, perché ci stai bene in quel pensare.
Lo fai con i cuore generoso che hanno i ragazzi, nessuno escluso.
Lo fai anche con gli amici con cui “dividi” questo guardare il mondo con gli stessi occhi. I miei erano cosi poveri che non avevamo gli occhiali che facevano tutto nero, puzzavamo. Sì, perché l’umanità puzza, gli ultimi sono brutti, e la vita è mille contraddizioni.
Siamo nati gatti di vicolo, sporchi della polvere che fanno i “serci”, dei muri impregnati di ragù bolliti per ore, per secoli, pare da sempre. Poi imparai le preghiere ma anche, e di più, le bestemmie.
Senti il bisogno che ci sei nato dentro, l’umiliazione che è rabbia, rabbia e rancore. Capite che non sono uomo di pace, capite che amo la vendetta se c’è l’offesa, e il mio Dio non è mai misericordioso ma iroso come nella Bibbia degli ebrei di cui sono parte perché capisco l’essere odiato.
Capite che la guerra contro i cavalieri non la fai mostrando il petto, ma lanciando, alla traditora, la fionda come Davide al mostro che era Golia. Sono di quelli nati persi, che non hanno da perdere per questo sono ira. Questo è per me la parte mia, non ho dietro, non seguo parte differenti di una commedia e quando ho tradito sapevo di farlo perché mi contraddico. Mi contraddico come fece di Dolcino, frate Remigio da Varagine che credeva nell’odio ma nascose ogni rancore, visse di falso e offese ogni suo valore “per la pancia e la verga”. Poi alla fine rammentò che l’animo suo era di Dolcino e l’ingiustizia di cui era complice lo aveva ucciso per il suo sogno morto.
“Si li ho uccisi io e lo avrei fatto per ciascuno di voi, maiali grassi quanto io lo sono”. Se vivi dentro la strada ne hai le cicatrici, gatto con le orecchie mozzate, il pelo perduto per sempre, pegno di amare.
Mi scuserete di ogni condotta ma rifarei tutti i miei delitti, per il furto che ho fatto di felicità. Ho creduto in Dolcino e se c’è un Dio me ne darà merito, perché io l’ho pensato giusto. Naturalmente c’è sempre qualche custode della verità, qualche Bernardo Gui che ama l’arrosto in nome di Dio, arrosto per vero che il falso è la sua bestemmia di Dio.
Nella foto Fra Dolcino