Quando la scuola ruppe il mio isolazionismo al modo come l’America al Giappone. Il primo giorno tra i banchi

Quando la scuola ruppe il mio isolazionismo al modo come l’America al Giappone. Il primo giorno tra i banchi

10 Settembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Non ero un bimbo vivace, non ero un bimbo socievole. Ero uno di quei bimbi che parevano non voler disturbare. Vennero loro a rompere questo stato, un poco come gli americani con i giapponesi 173 anni fa quando forzarono l’isolamento e poi il Giappone gli si sarebbe ritorto contro.

Mi misero un grembiule nero, un colletto rigido bianco e un fiocco azzurro tagliato da un nastro lungo e le estremità  bruciate per non farlo sfilare. Ero tutto sintetico tranne la mia faccia e le mie mani, mai portati calzoni corti e quindi celavo anche le ginocchia.

Furono loro a venire a rompere a me, quelli della scuola, io di mio avrei continuato a darmi compagnia, ad amare i miei soldatini e a non dare modo ad alcuno di frequentarmi.

Confesso ho pianto, mi accompagnò nonna che aveva più pazienza e tempo, mamma doveva cucire ed era già in ritardo su qualche abito per spose, loro per un giorno felici in stoffe bianche.

Io in nero, grembiule nerissimo, e ho cercato anche una resistenza civile, nascondendomi dentro lo scialle di nonna, ma il bidello urlo il mio nome: Grassucci Lidano.

La prima volta che sentivo chiamarmi dallo Stato, o forse chiamarmi in assoluto. Volevo morire, nonna mi tirò fuori dal nascondiglio, mi sentii tradito e mi spinse verso… l’ignoto, verso la mia perdizione.

Solo, in un mondo dove tutti erano grandi e quelli alti come me avevano il mio stesso terrore. Nessuno rideva, era una cosa seria, io che non lo ero mai stato e mai lo sarei stato serio.

Il maestro mi “pesa” e mi mette al banco con un tipo tosto, io dovevo calmare lui, lui svegliare me. Ci stavano modificando.

Non vedevo l’ora di uscire, stringevo la cartella come fa un viaggiatore alla partenza. Ma non sarei più tornato, non saremo più tornati.

Ho pianto,  mi sono fatto coraggio: Ora parlo troppo, scrivo di più, e sto sempre tra la gente. Già tra la gente, il posto più sicuro per coltivare la mia asocialità.

Io stavo bene con me, come il Giappone con se, ma vennero loro a “cacciarci” da noi. E ora fuggo.

 

Il commodoro Usa Matthew C. Perry, forzo l’isolamento giapponese nel 1853