Nando Di Pietro quel gentiluomo che mi leggeva

Nando Di Pietro quel gentiluomo che mi leggeva

14 Settembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Ieri si è spento Nando Di Pietro, questo un mio piccolo, piccolo, ricordo

L’ultima volta si fermò a parlare con me al Mimì, lo accompagnava la figlia Angela. “Ti voleva salutare, ti legge sempre”. Si è seduto sotto il gazebo del bar, in quel posto tira sempre un filo d’aria, e si è messo a raccontare di quando lui e Latina erano più giovani di adesso. Di viaggi lunghi, quasi esotici, per luoghi dove ci si divertiva più di qui. Angela, la figlia è una delle penne più fini di questo posto, una di quelle che ha la curiosità dentro e che lei accompagnasse il papà a parlare con me seppur per caso mi lusingava, mi lusinga.

Parlare con lui era parlare con un uomo vero, di quelli che sanno stare al mondo, un gentiluomo letteralmente. Magro, elegante nei modi, di questa città sapeva ogni “ruota”, aveva insegnato a guidare, quindi ad essere liberi, a migliaia di uomini e donne. Chissà quanti amori ha creato, quante fughe, quanti ritorni. E lui era capace di rimanere senza benzina per il ritorno per aver troppo osato nell’andata.

Parlando con lui la città si faceva una Rimini felliniana, si faceva vibrante. Capivi di dame e cavalieri, Angela di tanto in tanto lo fermava che il racconto era pindarico e lui sorrideva come fanno i bambini che ne fanno di grosse. Mai una parola fuori posto, mai uno sgarbo.

“Papà, dobbiamo andare via”. “Un altro poco…”

Il sole era dietro di lui e lo faceva ancora più esile, Angela aveva gesti delicatissimi lei che è una dura.

Questa città ha brave persone, io ho perso un lettore dei tre che ne ho. Latina ha perso un signore dei… che ne ha.

Ciao Nando, che eri straordinario me lo hanno detto gli occhi di tua figlia.

Ciao e grazie di avermi letto, per questo ho scritto come ho potuto e saputo,