Il ladro e il fienile
17 Settembre 2021L’autunno arriva, piove. I tergicristallo si fanno spazio tra le gocce grosse del temporale per farmi vedere gocce di pioggia che cadono sull’asfalto. Un muro di lacrime davanti al mio passo, avanzo. La pioggia toglie la polvere di una estate lunga, calda come doveva, felice come ha potuto.
Ma è autunno. Tempo in cui cerchi di mettere il fieno della vita in cascina. I bimbi ci vanno a vivere nel fienile, vanno a salutare le rondini, ci vanno col gatto per cacciare i topi. Crudeli i bambini e il loro amico gatto non è certo da meno.
Sbatte sul tetto la pioggia e diventava un nido il fienile. Cose di chi è cresciuto lontano dalle case, che ha camminato scalzo. Di chi con la pioggia che batte sente la fantasia caricare le pile del fantastico e da un momento all’altro arriva un drago.
Ma come mi è venuto in testa il fienile in questa pioggia di settembre? Non lo so. In genere i racconti si popolano di persone, ma qui sono le immagini recuperate che cercano personaggi. Il fieno attutiva i rumori, la memoria attutisce i dolori e guariscono nel tempo. Lì scoprivi un lessico del corpo che non aveva storia nei libri, non era alla portata del prete, e nessuno osava dire. Scoprivi che l’istinto del gatto non era diverso dal tuo e l’amore non era cortesia, ma in quella corte rapiva la pelle, i muscoli, la carne, rubava con gli occhi.
Pioveva sul tetto del fienile sbatteva la goccia che poi diventava piccolo torrente nella grondaia. Lì rubai un bacio di cui non ero degno, lo rubai con lo stupore angosciante del primo furto. Anche i ladri migliori iniziano senza destrezza, per necessità, con furti che neanche vale la pena.
Ogni ladro “onesto” ha imparato nella pioggia d’autunno.
Vedete che fanno le cose fantastiche, e pensare che era solo la spazzola del tergicristallo che toglieva le gocce di pioggia.
Nella foto: Sul fienile, Pelizza da Volpedo


