Il lessico dei politici pontini: pochi concetti ma belli confusi
2 Ottobre 2021Per evitare le mie proverbiali cantonate in materia di previsioni elettorali, ho provato, in occasione delle imminenti consultazioni ammnistrative pontine, a seguire con attenzione la campagna elettorale di tutti i candidati Sindaci e
Consiglieri Comunali, sia sui social networks che nelle esternazioni comunicative di qualunque tipo.
Non entro nei contenuti che lascio valutare agli elettori, anche perché, al di là di slogan e frasi fatte ne ho trovati davvero pochi di contenuti; ma forse questo non è nemmeno colpa dei candidati ma di noi elettori, ormai disabituati a discorsi che possono risultare troppo complicati e, quindi, noiosi.
Mi limiterò ad una semplice disamina linguistica. Innanzitutto, sono rimasto affascinato (si fa per dire) dall’uso disinvolto, quasi pornografico, fatto da alcuni candidati della grammatica e della lingua italiana. Come nel caso di aggettivi con senso negativo usati come avessero un significato positivo, al punto da trasformare le frasi in cui erano contenuti in vere e proprie opere dadaiste.
Oppure la povera “consecutio temporum” violentata così tanto da inventare nuove formulazioni del congiuntivo o del condizionale passato da fare invidia all’audacia linguistica di Marinetti.
Ad onore del vero, nel nostro Paese non sarebbe nemmeno una novità questo rapporto problematico con la lingua scritta e parlata; alcuni tra i più grandi politici e sindacalisti del passato, oltre a non avere titoli di studio elevati, zoppicavano pesantemente in italiano.
Certo, quelli erano, però, giustificati dall’aver avuto percorsi di vita molto più difficili rispetto ai claudicanti odierni, tra i quali sono presenti anche professionisti, docenti e studenti universitari la cui supponenza è inversamente proporzionale alla preparazione scolastica di base. Eppure non è stato questo l’aspetto che più mi ha preoccupato, perché come diceva il Professor Francesco Cossiga (il Presidente della Repubblica ovviamente) “la politica è un arte e per praticarla non devi essere per forza un accademico”
Il problema maggiore, perché lì è pure sostanza, è nel lessico errato utilizzato dai politici locali per definire ruoli e funzioni pubbliche, che non può essere giustificato, solo, dalle deviazioni comunicative operate negli anni dei mass
media. Temo infatti, che i termini ed i sostantivi errati, corrispondano, per molti aspiranti, anche ad una concezione distorta dei ruoli cui aspirano e delle prerogative ad essi collegati.
Mi permetto di fare un poco di chiarezza mettendo in evidenza alcuni dei maggiori errori concettuali che ho rilevato in queste settimane:
Governatore della Regione: In Italia non esistono Governatori ma Presidenti di Regione. La figura del Governatore attiene ai sistemi federali (per esempio negli USA dove si chiama Governor) e corrisponde ad un ruolo di effettivo
governo su un territorio con poteri esclusivi affidati direttamente a lui. In Italia, che non è uno Stato Federale, ci sono i Presidenti di Regione che hanno ruoli e poteri molto meno incisivi e sottoposti a procedure decisionali molto più articolate. L’abuso di questo termine ha portato negli ultimi anni alcuni Presidenti di Regione a credersi davvero Governatori al punto da porre in essere atti ed azioni per le quali, oltre a cadere nel ridicolo, sono stati poi bacchettati
severamente dal Governo Nazionale e dalla Giustizia.
Programma di Governo Comunale: Il Programma di Governo lo prepara e lo presenta chi si candida al Governo Nazionale. Alle elezioni ammnistrative si presenta un Programma Elettorale ed in caso di vittoria di redige il Programma di Mandato Amministrativo. Negli enti locali non si governa ma si amministra, che è cosa ben diversa.
Sennò poi arrivi a fare il Sindaco e ti viene voglia di rovesciare la scrivania dopo una settimana dalle elezioni; perché ti ritrovi la fila di persone davanti all’Ufficio che si lamenta perché ha la spazzatura di fronte casa o ha perso il
lavoro o non ottiene assistenza per i figli disabili e tu non puoi fare nulla, se non che dopo lunghe trafile burocratiche e amministrative.
Legislatura Comunale: Si dice consiliatura e non legislatura. Tu in Consiglio Comunale non legiferi un beneamato nulla. Cerchi di far approvare delle delibere (ristrette a pochi ambiti) che, sostanzialmente, impegnano un altro a fare qualcosa. Non proprio poteri mirabolanti a ben vedere. Se non lo sai, ti ritrovi in Consiglio Comunale a citare Pericle o Calamandrei ma poi manco riesci a far tagliare l’erba al Parco del tuo Quartiere. Così, se sei una persona che ha una impresa ben avviata o sei un professionista affermato capisci che stai perdendo tanti clienti e tanti soldi per
arrivare, se ti dice bene, a far aggiustare tre lampioni rotti in un anno. Allora lasci l’impegno gridando contro la politica inetta ed incapace, mentre sei tu che non hai capito bene quello che andavi a fare.
Davide FacilePenna


