Ballottaggio/ L’orologio di Piazza del Popolo e l’attesa

Ballottaggio/ L’orologio di Piazza del Popolo e l’attesa

13 Ottobre 2021 0 Di Lidano Grassucci

I tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Questi tre tempi sono nella mia anima e non li vedo altrove. Il presente del passato, che è la storia; il presente del presente, che è la visione il presente del futuro, che è l’attesa

Sant’Agostino

 

Chi è padrone del tempo è padrone dell’animo degli uomini, per questo in Piazza del Popolo a Latina c’è la torre con l’orologio. Chi ha pensato questa città, Latina, ha pensato subito a “controllare il tempo”. L’orologio ci informa dell’ora, è sempre preciso con “ora” ma mai è capace di domani, neanche per un secondo.

Domenica votiamo per  scegliere il sindaco e lo facciamo tra due proposte che escono da quell’orologio incapace di domani. Da un lato il passato remoto di Vincenzo Zaccheo con tutto il suo già visto, dall’altro il passato prossimo di Damiano Coletta con il suo dovevamo sistemare. Tutti e due si “ripropongono” come i peperoni della cena durante la notte.

Se i candidati sono “passatisti”, gli elettori dovranno essere “futuristi”: puntare sul meno passato possibile, sull’attesa più ardita possibile. I vecchi votano con le nostalgie della propria gioventù, gli adulti con la paura di perdere quelle certezze di cui hanno bisogno per l’effimero ruolo assunto, solo i giovani votano l'”attesa” di San’Agostino.

Ecco, dobbiamo andare a votare come fossimo giovani e non con nostalgie o paure, le città si salvano per generosa attesa, non per odi ereditati dalla storia, non per la banalità mediocre del presente.

Latina domenica dovrà votare senza guardare l’orologio di piazza del popolo ma, per una volta, puntare sull’attesa che è la visione presente del futuro.

Si sceglie non il proprio candidato, ma tra i candidati il meno lontano, quello che può far meno danno possibile nel deludere quella attesa