La fatica, la felicità e l’atto di dolore
13 Ottobre 2021Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami
E’ l’atto di dolore che i cattolici recitano al pentimento, alla richiesta di perdono per misericordia. Lo sentivo recitato dalle mie anziane, con partecipazione e non ne capivo la ragione. Ma che male potevano mai fare peer usare queste parole? Che male mai è possibile al mondo per “meritare castighi”, vendette da chi è invece “infinitamente buono”. Leggevo e rileggevo, poi le guardavo recitare queste parole che erano al pensiero come il cilicio alla carne.
Non capivo come fosse possibile, come avere caramelle, non mangiarle e ingrassare uguale. E siccome il peccato era anche il pensare capii che non volevano si pensasse, non era prevista la felicità. E ora, uomo fatto, il peso di quelle parole nel sorriso negato alle persone. La felicità del pensiero che se ne va per i suoi cieli è costretta in un antro buio, segregata.
Le mie anziane non avevano da pentirsi, ma lo facevano nella giustificazione di una condizione umana che non prevedeva la resurrezione ma la punizione e il perdono era unilaterale gentile concessione.
Per questo non riesco mai a raccontare il mio sole per via delle comunque tetre letture che questa idea del dolore ci ha lasciato in eredità. Occhi di donne dal peccato dovuto anche senza mai peccare.
Un mondo nero… la felicità era un macigno, la vita una via crucis e solo il vino ti poteva salvare. Difficile dirsi se ogni dire era virus dell’impossibile, complice di ogni peccato. Ti sentivi sbagliato e solo se perdonato per gentilezza divina non per umana condivisione potevi soffrire un poco meno.
La felicità era parola per canzoni da altri cantate, feste a cui non potevano essere invitati.
Educazione siberiana… capite perché gli anarchici stanno solo dove si recita l’atto di dolore e il diritto alla felicità sta nella Dichiarazione di indipendenza americana nella nostra c’è il lavoro, la fatica.
Un giorno non mi pentii di essere umano.


