Il certificato vaccinale (green pass) che ho mostrato con orgoglio
15 Ottobre 2021Non amo le regole, penso di non essere in grado di rispettarne alcuna. Sono nato in mezzo al niente e la legge era uscire dal pantano, non come.
Oggi mi chiedono il green pass, parola orribile che sarebbe una certificazione di vaccino avvenuto. Sarà una cosa strana ma questa regola la voglio rispettare perché mi sono vaccinato per:
rispettare me ed evitare di morire, che mi dispiacerebbe;
non soffrire, che mi darebbe una gran noia;
per non andare in ospedale, che non mi piace preferendo l’albergo;
e…
Ecco, qui ho la ragione che da mia diventa collettiva: per non far star male gli altri, per dare il mio contributo ad evitare che altri abbiano a morire, a soffrire, ad avere paura.
Non sono medico, non sono infermiere, non sono cuoco, non sono contadino. Le mie ricerche sono presuntuose ma non fanno medicine. Vendo parole che contro la morte servono a poco. Insomma non sono in alcun modo indispensabile (quelli come me hanno la stessa funzione dei sopramobili rispetto alla tenuta statica, di una casa) ma questo posso farlo nel dare il mio pezzo per debellare il male, piccolo, piccolo, forse nulla ma credo sia mia dovere.
Quando la Patria chiama io non mi chiedo le ragioni ma faccio ciò che devo, e la mia Patria è l’umanità e non sono vile.
Ha il green pass? Sì e anche la coscienza di aver fatto ciò che dovevo alla mia coscienza.
Le altre regole? Rispondo ad una sola, quella contro il dolore.
tanti ne uccide la fame
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore
Ma non ho creato dolore
Fabrizio De Andrè, Il testamento di Tito


