Ballottaggio: il ruolo della sorte e la grazia di Sant’Antonio a Titta
16 Ottobre 2021Giudico che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ce ne lasci governare l’altra metà.
Niccolò Machiavelli
La fortuna, il destino, la sorte chiamatela come vi pare ma è il giocatore che ha l’esclusiva della metà delle nostre possibilità. Se, e dico se, Cleopatra non avesse avuto quel naso così carino Antonio non se ne sarebbe innamorato e Roma, e il mondo, avrebbero avuto un’altra sorte. Se, la vita ha memoria di se, di possibilità, ma poi “registra” l’avvenuto come inevitabile.
Parlo di queste cose in ragione delle elezioni-ordalia di domani e lunedì a Latina, a Sezze, a Cisterna e alla domanda che ci facciamo tutti sulle ipotesi di futuro. Ragionamenti ragionati, previsioni prevedibili, poi segnali del futuro che possono essere di mala o di buona sorte.
Sul sito del ministero simulano la vittoria di Zaccheo per un poco, ma gli porterà bene o richiamerà sventura? Colombo fece calcoli precisi, ragionevoli, mise in campo la sua sapienza sui venti e pensava che sarebbe arrivato in India e invece aveva staccato un biglietto per l’America. Il gioco del caso si insinua nelle pieghe di ogni ragionevole possibile e muta in un irragionevole prima impossibile.
Un mio amico, Giovambattista Giorgi dello Titta, fu eletto in Regione con molta ragione, molta fatica, e tanto del suo. Ma subito dopo l’evento sparì. Non lo si trovava, non si poteva festeggiare una vittoria senza il vittorioso. Lui aveva fatto tutto quello che poteva, ma a risultato raggiunto andò a Padova, come prima cosa, andò da San’Antonio di cui, da comunista, era, ed è, devotissimo. Perché se da comunista dio non c’è, se ci dovesse è “beno pure”.
Si mise in fila con i tanti pellegrini, molti di loro ringraziavano il santo per la Grazia ricevuta, carezzando con una mano la sua statua. Titta mise due mani, tutte e due le sue manone da fabbro, sulla statua. Una signora lo notò e gli chiese: “signore perchè lei carezza con due mani?”. Tutti ne passavano una sola. Titta guardò la signora e disse: “signò è troppo grossa la Grazia che m’ha fatto”.
Chiunque vincerà, dovrebbe avere l’umiltà di andare da chi muove la sorte. Perché stavolta non è virtù, non è svirtù, ma è la sorte che la gioca tutta la sua metà della partita.
Ha chiesto che città fosse, e gli hanno risposto con un nome che non aveva mai sentito, che non aveva alcun significato, ma che aveva una risonanza soprannaturale nel sogno: Macondo
Gabriel Garcia Marquez, Cento anni di solitudine


