Colorare Canova: spiegare Paolina Borghese Bonaparte

Colorare Canova: spiegare Paolina Borghese Bonaparte

23 Ottobre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Bianco il marmo, così duro, così freddo. Poi, poi vai in a una villa nel verde, un tempo di alberi erba e stagioni e te la trovi davanti, davanti agli occhi tuoi troppo avari per stupire, troppo generosi per non guardare.

Distesa che quel marmo duro diventa creta, quel suo freddo diventa il calore che conoscono i passionanti, gli amanti, i viventi quando la vita ti travolge, sconvolge, così bello da essere… donna, la donna davanti agli occhi di chi la trova d’istante mentre è in altro pensare.

Paolina Bonaparte, lui è Canova. Lei è bellissima, lui bravo con le mani. Lei richiama le passioni, le ricama, lui la fissa nella “roccia” per sempre e sempre ancora.

Ci arrivi non pensando che il marmo sa cantare, ci arrivi non pensando che quel marmo ha cuore. Bianco purissimo ma è tela dove ciascuno ci mette i colori che vede e le sfumature fanno l’eleganza. Ogni gesto è nel non gesto fisso del marmo. Si tocca i capelli, insiste, toglie da se l’imbarazzo che depone nell’anima di un lui guardante perso in scoperte stupefacenti.

Lei è cosciente che la Grazia, la bellezza non è dono ma ingrediente del fascino impertinente che il creatore ha donato a questa sua perfetta creatura che è la donna adagiata sulla sua “civile”, “colta”, bellezza.

Canova l’ha vista davanti ai suoi occhi e dentro la sua passione immersa nel marmo. Se, dico se, volete vedere questo racconto prima fermatevi in un caffè, sentite gli aromi di arabica, moka, robusta poi sciogliete lo zucchero bianco di cristalli di barbabietola, poi guardate la meravigli. Il resto? Un marmo cos’ bianco da essere di mille colori.

Chi, come me, l’ha vista bambino poi la cercata nel destino. La bellezza di impara, la bellezza si cerca.

 

Antonio Canova, Paolina Borghese Bonaparte. Villa Borghese, Roma