Coletta e la strategia del benvenuto

Coletta e la strategia del benvenuto

22 Ottobre 2021 1 Di Lidano Grassucci

Se, con i se non si fa nulla. Ma? Ma se fossi Damiano Coletta cosa farei? Difficile farsi un altro, perché siamo condannati ad essere noi stessi, anche quando non vorremmo frequentarci.

Se fossi Coletta andrei da Zaccheo, io a casa sua, a rendere onore allo sconfitto per chiedere sostegno a vincere una battaglia impossibile e per questo condivisa: far sorridere la nostra gente. Insieme per aprire il teatro, le palestre, la città alla gente. E a teatro farsi i primi due abbonamenti con posti vicini, stessa cosa per lo stadio.

Parlerei con lui per prendere il caffè la mattina in centro e parlare di noi, di questo posto.

“Similmente” andrei da Raimondo Tiero, da Giovanna Miele, Roberta della Pietà e chiederei loro non l’anima, ma la prassi, politica. Un elenco di cose da fare, per cambiare la nostra città. Litigando anche un poco.

E i miei? Con i miei farei una grande festa dove ospiti d’onore saranno “gli altri” e sarebbe bello anche rispettarsi.

Così facendo avremo un grande teatro, un grande stadio e si riderà per il gusto di tornare a litigare quando, tra 5 anni, torneremo a votare.

E’ vero che l’anatra è zoppa, ma sa volare.

Insomma comincerei a salutare con un gentile benvenuto che eviterà ogni arrivederci.