Latina/ Coletta diventa Cavour, Zaccheo “tentato” da Einaudi. La città plurale
26 Ottobre 2021Non tutti i mali vengono per nuocere, non tutto ciò che nuoce va evitato. A Latina per la gestione politica del Comune stanno facendo “trattative”. Detta così pare una cosa che, appunto, nuoce. Invece, le parti sono costrette a pensare che esiste un tutto e quel tutto non finisce nel loro pensare ma contiene altro pensiero. Diventiamo da aristotelici: una cosa è o non è (io ho ragione quindi gli altri hanno torto), nella dialettica di trovare “sintesi” da diverse ragioni, anche contrapposte.
Per la prima volta si è costretti non a escludere, ma stimolati ad includere. Dalla democrazia muscolare della destra prima e del primo Coletta poi si passa alla democrazia negoziale. Dalla guerra alla diplomazia, dallo scontro di religione con le scomuniche relative, alla prassi del vivere quotidiano.
Si scopre che l’altro non ha ragione, ma neanche torto, ricevendo, in cambio, medesima considerazione.
Sta avvenendo una rivoluzione nella politica cittadina simile alla rivoluzione copernicana: le parti non sono il centro dell’universo ma pianeti che girano intorno al medesimo sole, ciascuno con la sua “gravità”.
Coletta diventa Cavour e non la purezza di Mazzini, tesse e fila non segue più una utopia. A destra scoprono che l’idea di esclusiva della città era, ed è, non vera anche se si è “gran parte”. Zaccheo si fa Einaudi che da laico apre ai cattolici.
Siamo alla legittimazione delle diversità.
Che mille fiori fioriscano che mille scuole di pensiero gareggino
Mao Zedong
Quasi, quasi è una bella Latina così diversa dal monologo, così in corsa per un coro. Una città che non parla di quello, o quelli, di ieri ma abbozza domani.
Nella foto: Camillo Benso Conte di Cavour


