La fame ha i pedalini

La fame ha i pedalini

28 Ottobre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Un signore di colore mi dice “non ho da mangiare”. Non si impone, ha dei calzini, che a me non servono, propone la vendita, io non sento la sua offerta di calze ma il suo “bisogno”. Non conosco certo la sua storia ma? Ma mi viene la mia, se, dico, se le fortune delle cose non fossero andate per il mio disperato verso io sarei a chiedere la stessa cosa. “Non ho da mangiare”, mi risuona. E mi immedesimo sentendo in me quei morsi che non sono miei, ho paura. Sì, un uomo grande e grosso come me. Ho paura che quella “impossibilità” di mangiare diventi indifferenza verso chi ha fame.

Non amo il pietismo, i pietisti e questo è un testo molto egoistico, perché penso a come starei io al posto suo e come leggerei le risposte del prossimo assorto nel suo grasso. La mano mi trema, lo stomaco si stringe. Mi dico, dai hai già vissuto ora cosa ti può capitare?

Diremo forse un giorno: “Ma se stava così bene”
Avrà il marmo con l’angelo che spezza le catene
Coi soldi risparmiati un po’ perché non si sa mai
Un po’ per abitudine: “eh, son sempre pronti i guai”

Francesco Guccini, il pensionato

I guai, mille a mille e la fame che non conosco, che non ho conosciuto ma che potrebbe essere mia in un tempo da venire. Metto le mani in tasca predo quel he ho e mi do un poco da mangiare, mi illudo che sarà possibile una carità per me.

L’uomo è consumato dal tempo vissuto mille volte ed io ancora fresco dell’unica vita mia. Passa una signora che mi riconosce e “la saluto professore”. La guarda e ritrovo la sua faccia di ragazza dietro il banco di un liceo ad ascoltare le mie utopie per spiegare un modo che sarebbe stato suo.

L’uomo prende quello che gli metto nella mano: “iddio la benedica”, a me che non ce l’ho. Non so perché ma mi sento un lui con calzini in mano, in un mondo che ha fretta stando a dieta.

Si capisce, forse, quel che dico o mi sono capito solo.

Mi da un piacere assurdo la sua antica cortesia
“Buon giorno, professore. Come sta la sua signora
E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora”

 

Renato Guttuso, Crocifissione