Latina la città modello Vinted, delle idee di seconda mano
29 Ottobre 2021Vedo in tv la pubblicità di applicazioni, Vinted per essere precisi, in cui si vendono “le cose che non usi più”, o che non hai mai usato. Dicono che puoi farci i soldi, dicono che ricicli, che è politicamente corretto.
Collego la cosa alla mia città, Latina, e capisco “quanto stiamo avanti”. Ma non non ricicliamo giubbotti di pelle, abiti estivi, regali di nozze: qui comperiamo idee di seconda mano e le consideriamo buone e future.
Facemmo un manifesto che ci faceva contemporanei recitava : “Latina città del novecento”, peccato che eravamo alle soglie del secondo millennio.
Continuiamo a immaginarci con case da fare ovunque nel culto della religione dell’urbanistica, quando il mondo sta cercando di farsi verde, di recuperare la ruralità, la natura, la compatibilità con l’ambiente. Servirebbe l’assessorato ai boschi, ai campi e non all’urbano.
Comperiamo immobili confondendo il comune con la Gabetti, evitando di rispondere alla domanda: ma ci servono? Il mattone è “bene rifugio” per i risparmiatori, non “collezione pubblica”.
Pensiamo che la duna sia come i terreni agricoli, uno spazio in attesa di diventare porto come i campi in attesa di essere case.
Ci piacciono i muri, abbiamo il bisogno di non bagnarci i piedi in questa palude.
Aeroporti, porti, idrovie… evitando di registrare che non volano più neanche le api, che il mare va pulito e non sfruttato, che la duna è più ricchezza di un molo portuale, che i canali sono da ripulire per le rane e le tinche e non per improbabili piroscafi a ruota come nel Mississippi.
Qui abbiamo nostalgie di chi aveva nostalgie, uscendo dal tempo al cubo.
Idee di seconda mano, in un mondo in cui vince la prima mano.


