Sezze/ Caro Lidano, da Lidano, non hai osato in “politica estera”

Sezze/ Caro Lidano, da Lidano, non hai osato in “politica estera”

5 Novembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Facile per gli aspettanti deludersi delle aspettative realizzate. I sogni nella realtà rischiano l’incubo.

Sezze ha cambiato musica, ora fa fatica a riconoscere la canzone. Lidano, il sindaco intendo, ha davanti, palese, una città che mentre cambiava faceva finta di essere se stessa. Invece? Aveva la sua faccia, ma in corpo e mente diversa.

Lidano, il sindaco intendo, deve evitare di cadere nel pantano della “differenza” ad ogni costo, ma deve fare la differenza possibile, se vuole cambiare davvero. Una Sezze diversa capace di aprirsi. Se fossi Lidano Lucidi, ma sono solo Lidano, andrei in “missione” oltre l’Appia, oltre Ceriara, scavallerei la Semprevisa. Cercherei di non essere solo, cercherei quel ruolo che mi spetta e la fondazione la farei lepina, pontina, laziale, italiana ed europea per renderla davvero setina.

Sezze aveva un seminario ma non per i suoi preti, ma per i preti. Sezze aveva un ospedale ma non per i suoi malati, ma per il male. Sezze aveva una croce illuminata ma che in faceva luce intorno, ma indicava la via al piano.

Ecco come farei, le pietre della cava erano non per fare sopra un paese, ma per costruire un mondo dal monte al mare.

Lidano era santo non per avere, da Sezze, fatto cristiani i setini, ma da qui portato la parola nuova in tutto il mondo.

Sezze, caro Lidano ha bisogno di “politica estera” non di liti interne. O torna ad essere capitale morale, civile, intellettuale o diventa periferia della periferia, diventa consiglio di quartiere di Latina, quartiere di Roma.

Osare, uscire, rompere la solitudine. Non devi deludere.