Vito Fabiano, il medico condotto che fece scuola da un santo
7 Novembre 2021- In questa terra una volta malarica, l’operato dei medici fu inizialmente determinante. Immaginate una città che si moltiplicava di giorno in giorno, tra malaria e malattie varie, come correvano i medici tra strade e viottoli ancora da sistemare nel bel mezzo della campagna dell’Agro Pontino. Da un podere all’altro, con il cavallo, con la bicicletta, magari nelle zone più comode al massimo con una Balilla. Poi la guerra, con il pericolo di essere fermati dai tedeschi e rischiare la vita per curare un malato o far nascere un bambino. Vi ho già raccontato di due pionieri, il dottor Vincenzo Rossetti e l’ostetrica Maria Cocco, ma poi passando per Piazza Dante ho fatto attenzione a un mezzobusto al centro di un giardinetto “Vito Fabiano medico 1896-1974” e Latina mi ha donato un altro straordinario personaggio, a cui è dedicata anche una scuola a Borgo Sabotino e la piazza principale di Borgo San Michele.
Per conoscere la propria città bisogna essere curiosi, solo così ti accorgi dei particolari e dai particolari escono le storie come folletti. Allora basta inseguirli che ti portano dritti dritti nel giardino incantato del tempo passato. È così che nasce questo racconto, quasi per caso. Tempo fa, mentre ero in giro per Latina con il mio inseparabile zainetto sulle spalle, con dentro le mie armi preferite, carta e penna, mi sono ritrovato in un giardinetto di fronte la scuola di Piazza Dante, e per la prima volta mi sono soffermato sul mezzobusto posto al centro di un’aiuola dedicato a un medico, Vito Fabiano.
Ma cosa avrà fatto questo medico per meritarsi una scultura davanti alla prima scuola della città? Mi sono domandato. Ho preso un appunto sul mio indecifrabile quaderno e sono andato via. Poi il destino ci ha messo lo zampino. La mia amica Giusi Caddeo, sapendo che avrei voluto scrivere di Corrado Ciranna mi ha comunicato il numero della moglie, aggiungendo: “Guarda Emilio che il papà di Lidia era il dottor Vito Fabiano”. Straordinario l’intreccio di famiglie in questa città, e sembra incredibile come la storia di quel medico mi fosse venuta a cercare dopo aver visto, qualche giorno prima, il suo mezzobusto.
la storia di Vito Fabiano, il medico di tutti
Vito Fabiano nasce il 6 dicembre del 1896 a San Sossio Baronia, un piccolo paesino dell’Irpinia, in provincia di Avellino. Ultimo di sette figli, di famiglia benestante, il papà è un proprietario terriero, possiede quasi tutta una montagna. Dopo il liceo, appena diciannovenne, viene chiamato alle armi per la prima guerra mondiale, dove perderà un fratello cappellano militare. Al suo ritorno riprende gli studi e si laurea in medicina nell’università di Napoli. Inizia a praticare la professione nello storico ospedale degli incurabili, assistendo il suo professore, Giuseppe Moscati, proclamato poi santo nel 1987 da Papa Giovanni Paolo II.
Quell’esperienza lo segna profondamente e orienterà la sua professione verso gli ultimi, per lui fare il medico sarà una vera missione. In quegli anni conosce Margherita, una ragazza che proviene da una famiglia molto agiata, del suo stesso paese. Dopo essersi sposati nel 1926 e avuta Elda, la prima figlia, Vito inizia a fare il medico condotto in diverse destinazioni, fino ad arrivare in Toscana, a Buscine, in provincia di Arezzo. Ma i genitori di Margherita premono per farli avvicinare, vorrebbero la figlia a cui sono molto legati più vicina a loro.

Margherita Contardi, moglie del dottor Vito Fabiano
Ed è così che Vito ottiene un nuovo incarico ad Anzano di Puglia, in provincia di Foggia, che dista circa duecentocinquanta chilometri da San Sossio Baronia, lì nasceranno le altre due figlie, Lidia e Clara. Certo non è molto agevole fare il medico in mezzo alle montagne. Quando la sera torna a casa con il cavallo, i suoi abiti sono pieni di neve. Si divertono solo le bimbe, che gliela tolgono di dosso per giocare a palle di neve. Ma c’è una tragedia che incombe su quelle zone, e il 23 luglio del 1930 all’1:00 di notte un devastante terremoto scuote l’Irpinia e il monte Volture. Molti paesi ai confini con la Campania, Basilicata e Puglia verranno interamente distrutti.
Anche Anzano di Puglia sarà seriamente danneggiato. Vito presta subito soccorso, nonostante abbia una brutta ferita ad un piede, riesce anche a salvare una ragazza sopra a un balcone che chiede disperatamente aiuto, una volta portata in salvo la casa crollerà davanti ai loro occhi. Purtroppo una sorella di Vito morirà a San Sossio sotto le macerie. Trascorreranno ancora sei lunghi anni in quei luoghi, ma nel 1936 arriva l’opportunità di scegliere una nuova destinazione, tra le tante la scelta ricade sulla nuova città di Littoria soprattutto per il clima, decisamente più mite rispetto ai monti dell’Irpinia.
Si trasferisce a Borgo Bainsizza, da lì si sposta con la sua automobile Balilla nei borghi limitrofi: le Ferriere, Gnif e Gnaf (ora Borgo santa Maria) a Campomorto, vicino ad Aprilia, dove i casi di malaria sono maggiori a causa del lago di Sant’Antonio, oggi prosciugato, fino ad arrivare a Nettuno. Vito si fa subito apprezzare dai suoi nuovi pazienti, per le sue qualità umane e professionali. Nel 1937 si trasferisce a Borgo San Michele dove acquista un terreno, perché ama coltivare la terra e gli animali da cortile. Nel 1940 si trasferisce nel centro di Littoria, più comoda per le ragazze che frequentano le scuole, ma in quella casa di Borgo san Michele ci andrà almeno una volta al giorno per tutta la vita.
1943, arriva la guerra anche a Littoria. Per lui che deve girare le campagne i tempi diventano difficili. Tra l’altro i tedeschi sono più ostili verso gli italiani, e per paura che gli requisiscano la sua Balilla, la nasconde sotto delle balle di fieno e inizia a girare per i poderi con la bicicletta, senza mai far mancare l’ appoggio morale a tutti quelli a cui fa visita. La sua famiglia intanto l’ha messa in sicurezza nella sua terra di origine, la rivedrà un anno dopo. È il tramonto quando si presentano dei soldati tedeschi nella sua piccola fattoria, uno di loro gli uccide tutti i suoi piccioni asserendo siano piccioni viaggiatori. Vito rimane sconvolto per quel gesto e nonostante sia uno che porga l’altra guancia, medita vendetta.

Il mezzobusto in Piazza Dante, dedicato al medico Vito Fabiano
Il caso vuole che due giorni dopo il tedesco si ripresenti da lui per un terribile mal di denti, lo medicherà ma solo con tre gocce d’acqua, facendo credere sia medicinale. Il giorno dopo il tedesco riappare con del chinino, prezioso antimalarico, per farsi curare e perdonare della mattanza, Vito per quel gesto lo perdona. Alcuni giorni dopo, sempre i tedeschi, lo fermano mentre sta andando a visitare un ammalato, lo fanno salire su un camion, insieme ad altri italiani, per essere portato nei campi di lavoro nel nord Italia, ma lui proprio non ci sta e sull’Appia si getta dal camion e si finge morto.
Il dottor Vito Fabiano oltre ai suoi cinquemila mutuanti, era anche il medico delle carceri, dei pompieri e dei salesiani. Divenne molto amico di Don Carlo Torello, primo parroco della città. Aveva un rapporto con i pazienti molto profondo, con loro era espansivo e comunicativo, a Borgo Grappa era addirittura venerato. Quando andava per visitare privatamente non si faceva mai pagare e se qualcuno insisteva lui diceva con accento campano: “statte buono” e se ne andava. Molte volte trovava delle famiglie in difficoltà economica e lui non solo le curava, ma mandava anche la spesa a casa nell’anonimato più totale. Ecco, questo era il dottor Vito Fabiano, amato da tutti per la sua umiltà, umanità e professionalità.
Incontrando Lidia Fabiano per la seconda volta
Avevo già incontrato Lidia Fabiano per la storia di suo marito, Corrado Ciranna, che spero abbiate letto su queste colonne alcune settimane fa. Andarle a fare nuovamente visita mi ha fatto molto piacere, perché è una donna di cultura, legge tantissimo, e ha una memoria incredibile, nonostante i novanta li abbia già superati. Insomma una grande donna che ha dovuto badare alla casa editrice e a tre figlie, dopo la prematura morte di suo marito.
Lidia, possiamo considerare suo papà il medico degli ultimi?
“lo era sicuramente, ma io lo definirei il medico di tutti, perché non si risparmiava per nessuno e non voleva soldi da nessuno. Quando andava a visita privata, diceva che bastava quello che gli dava lo Stato. Fare il medico per lui era veramente una missione, l’esperienza con il professore divenuto santo, Giuseppe Moscati, lo aveva segnato profondamente orientandolo verso gli ultimi. Tra l’altro, professionalmente, era veramente bravo e quindi lo cercavano in continuazione, anche quando si concedeva l’unica settimana di vacanza nel suo paese di origine, non gli davano tregua. Appena si spargeva la notizia del suo arrivo iniziava la processione. Solo quando ci ammalavamo noi figlie si spaventava e chiedeva consiglio ad altri medici”
Che vita faceva?
“Mio padre ogni mattina si svegliava all’alba, studiava un’ora, andava al mercato a fare la spesa, e poi nel suo studio a ricevere i suoi pazienti. Il pomeriggio faceva il giro per le visite private e dopo si recava nella sua piccola fattoria a Borgo San Michele, che noi chiamavamo l’arca di Noè. Era uno spettacolo vedere cani, gatti e galline, che gli andavano appresso. Dopo averli accuditi tornava a casa. Non si risparmiava mai, solo la domenica mattina andava a messa, proveniva da una famiglia profondamente cattolica. Anche il 26 giugno del 1974, ultimo giorno della sua vita, era andato in campagna a zappettare la terra. Quel giorno il cortile del suo studio si riempì di tantissime persone”
Che insegnamenti le ha lasciato?
“L’onestà e l’umiltà”
Durante il racconto la signora Lidia, ex prof del Magistrale di Latina, si è commossa nel ricordare il papà che ha donato tutto se stesso agli altri anche a discapito della sua stessa famiglia, e devo dire che mi sono commosso anch’io. Non so quale sindaco fece posare quel mezzobusto, ogni tanto qualcuno ci azzecca, so però che bisognerebbe dargli una ripulita, quel medico straordinario merita più attenzione… Sono sicuro che quando passerete da quelle parti e vedrete quell’opera, un folletto vi accompagnerà dritto dritto alla sua bella storia.
Nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli vi è esposta una foto d’epoca, dove il santo professore Giuseppe Moscati posa insieme ai suoi collaboratori, tra cui il nostro medico Vito Fabiano.



Io ricordo il dottore veramente un dottore faceva tutto con amore con un vocione era alto e grande… Forse perché ero piccola è avevo paura… Toglieva anche i denti perché non c’erano i dentisti faceva tutto grazie Emilio per averlo ricordato un vero cittadino di littoria… SCUSAMI latina
Buonasera, ho letto con molto interesse l’articolo su Vito Fabiano e mi complimento per il contenuto e soprattutto per averlo scritto perché questa grande figura della città è poco conosciuta, soprattutto tra quelli della nuova generazione, nonostante molti dei primi abitanti di Latina conservino un suo vivido ricordo. La ringrazio per questa interessante iniziativa così come ho letto con molto piacere la storia del Dott.Rossetti. Mi auguro che continui a scrivere altri pezzi della storia della città come questi.
Dottoressa Paula Villalba Fabiano nipote di Vito Fabiano
Negli anni ottanta me ne parlò mio padre dicendo che una volta gli tolse un dente senza voler essere pagato! Veramente una persona che merita più riconoscimento dalla città!
Grazie Dr Paula per il suo intervento. Certo continuerò a raccontare i personaggi noti e meno noti della nostra città.
A presto su queste colonne.
Egr. Sig. Andreoli, con immenso piacere La seguo nei suoi meravigliosi racconti di Storia della nostra città, ove io sono nato, nel 1948, negli scantinati del Palazzo “EMME” ora sede A. N. F. I ( sono un ex M. Llo Della G. Di F. Se mi permette vorrei citare un grande uomo anni 50 che molti hanno dimenticato, forse perché era un semplice portalettere (Postino) ma che tanto ha fatto per i ragazzi dell’epoca, che giocavano a pallone nelle strade dei quartieri : Ex Villaggio Trieste, case popolari, Campo Boario, convogliandoli tutti o quasi, nell’unico posto di Latina ‘ORATORIO SALESIANO DI SAN MARCO” Organizzando tornei di calcio a sue spese, per tutti i bambini togliendoci dalle strade.
Scusandomi del disturbo cordiali saluti Gianni Gambalonga.
Salve Gianni,
non mi ha scritto però il nome del postino.
Grazie comunque della sua testimonianza.
Si chiamava Giovanni VERGA
[…] di Santa Domitilla in viale De Chirico. Un sentito ringraziamento Paula Villalba Fabiano https://fattoalatina.it/2021/11/07/vito-fabiano-il-medico-condotto-che-fece-scuola-da-un-santo Post Views: […]