La rosa purpurea del Cairo
6 Novembre 2021Questa non è una storia, di quelle che leggete per trama, ma un album. Sì, un album di foto che sfogli in mille ricordi che non hanno alcun filo se non la vita di chi non ha avuto filo a viverla ma l’ha vissuta.
Un cielo così grigio non lo vedeva da tempo che non aveva contato. Un freddo-umido così non lo sentiva almeno dall’inverno prima e certo d’estate non era così.
In un percorso che era marciapiede di città. Un marciapiede, di quelle strade con usci e negozi, mentre raccattava le sue sfortune. Si trovò a pensare che, in fondo, fu fortuna che quel giorno invece che seguire il volo di una mosca, o piangere per la fine giusta di una zanzara, aveva visto tra la folla un colore che fece del resto nulla di altro che un film in bianco e nero.
Usci dal suo film e andò a vedere, attore di basso profilo nel film, ma uomo tra gli uomini nella vita che era quel colore. Camminava nella sala del cinema quasi vuota di gente ma quella poca che c’era era piena d’emozione che ogni posto era occupato e non c’era altro spazio. Si sedette accanto alla più bella che piangeva ancora di più di ogni altra bella per il bacio dell’attore che era uscito dal suo film. Dicono che a Il Cairo ci sia una rosa purpurea e l’attore fuori film la donò a lei che era così nella trama che posò la testa sul suo petto.
Le parve un uomo, a lui parve una diva.
Va così quando le fotografie a colori si mischiano in quelle in bianco e nero, quando i tempi impazziscono. Quando la clessidra fa quello che non può, si ferma, rallenta, ci pensa, guarda un bacio.
Un uomo che era attore, una diva che era spettatrice e in mezzo la trama del film e la trama della vita. Un film uscito dallo schermo.
La invitò a bere un Campari, le diede un fazzoletto in bianco e nero per asciugare l’emozione.
Dicono che in un film si sia perso un attore, dicono che in un cinema sia tornato nel blocchetto un biglietto che era stato strappato.
Strane cose.


