Latina, Coletta faccia Lauro Marchetti assessore alle rose
22 Novembre 2021Emilio Andreoli pubblica su queste colonne un articolo su Lauro Marchetti, l’inventore di Ninfa così come la possiamo godere. Un’ira di Dio, in tanti leggono, in molti commentano, e non pochi ringraziano.
Penso… ma se è così perchè non fare una cosa diversa, una botta di fantasia, un segno di vita. Leggo sempre cose trite e ritrite su “faremo torri che vanno fino al cielo”, poi Dio si irrita al secondo piano.
Ecco, Coletta faccia Lauro Marchetti assessore alle rose. Voglio vedere chi vota contro, facciamo un progetto di un grande roseto da Ninfa a Fogliano. Lungo i canali, in mezzo alle strade, per coprire i capannoni dismessi.
E l’urbanistica? Ma c’è un ufficio licenze. faccia quel che deve, la politica pensa…
Vengo da una famiglia comunista, papà e nonno mi insegnarono il “dovere del lavoro” per il “diritto alla pagnotta”. Per loro già il companatico era lusso e quasi peccato. Ma, facendomi torto, mi mandarono a scuola e nelle scuole dei signori, li ho capito la differenza e la differenza erano le rose. Loro avevano le rose, la bellezza.
Il comunismo è pane e rose, il necessario e il superfluo, una società dove si mangia meglio e di più (non solo pane), dove si lavora meglio e di meno, ma anche una società dove si è più felici, realizzati, liberi.
Carlo Marx
La storia racconta di uno sciopero nel 1912 in America dove si declamava una poesia:
Mentre avanziamo marciando, marciando, innumerevoli donne morte
gridano nel nostro canto la loro antica richiesta di pane
I loro spiriti sfiniti dal lavoro conobbero ben poco l’arte, l’amore la bellezza;
sì, è per il pane che lottiamo… ma anche per le rose!
Per le rose, vedete l’orco è brutto sia si vesta da tiranno sia inganni da padrone, la bellezza è bella. Vogliamo fare una rivoluzione culturale, sociale, estetica. Serve un assessore alle rose.
Serve uno come Lauro Marchetti.
So di non avere fortuna, quando dissi a papà delle rose mi guardò come se fossi matto, mi guardò con gli occhi azzurrissimi che aveva, velati di pianto, aveva capito di avermi regalato una speranza e per questo era valsa la pena lottare. Ma prese il suo pane, verso il vino prima nel mio bicchiere poi nel suo e non disse altro.


