Il padre che torna nelle ceneri di Gramsci di Pasolini
4 Dicembre 2021“…E se mi accade di amare il mondo non è che per violento e ingenuo amore sensuale così come, confuso adolescente, un tempo l’odiai, se in esso mi feriva il male borghese di me borghese: e ora, scisso- con te – il mondo, oggetto non appare di rancore e quasi di mistico disprezzo, la parte che ne ha il potere? Eppure senza il tuo rigore, sussisto perché non scelgo. Vivo nel non volere del tramontato dopoguerra: amando il mondo che odio – nella sua miseria sprezzante e perso – per un oscuro scandalo della coscienza…”
Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci
Leggo queste righe per lo stato sospeso che vivo, che forse tutti vivono, nel cammino discendente del vivere. Quella fase in cui l’educazione ha davanti il muro dell’esperienza, le storia dovrebbero avere il conforto della speranza. Sospeso come volo a vela. Il motore che da giovane ti faceva negare il padre per diventare uomo, rifiutare l’educazione per esser grande, ora ti ritrovi a cercare il padre a sentire il peso della tua storia educata e di ciascuna parola dell’educante, non hai il motore dell’arroganza immortale che hanno i giovani.
Ecco finisci per negare quell’omicidio del padre che hai perseguito, di pentirti di quella assenza che pesa.
Padre rigoroso, morale e non moralista, rigoroso nella parte degli ultimi che era, tu borghese che scimmiotti i ricchi per una ricchezza che resta lo schifo per la tua educazione.
La forma che è come schiaffo e la sostanza che è giustizia.
Solo ti trovi in questa lotta tra te educato e il te che voleva emanciparsi da quella zavorra che ora sa di lavanda, di sapone di Marsiglia. Sul finire torni ad essere quel rigore del padre. Pasolini aveva dentro, dietro, quelle squallide periferie impersonali la sua contadina terra madre. Già la madre che ha il sapore grasso di terra di piano.
Solo? Si, se ti fermi a ragionare senza alcun interlocutore se non la tua coscienza, scopri che come germe alla secca, con quella pioggia copiosa del cercare germoglia quell’educazione che stava li in attesa dell’appuntamento con te.
Le ceneri sono disperse ma restano intere dentro.
Uccidi il padre per tornarci dentro tutta la sua ingenuità di occhi blu, dentro la sua forza che vedi infinita da bambino.
Tempo di padri uccisi, tempo di viaggi come pellegrinaggi al padre.
Il padre, non ci pensi mai quando hai l’abbrivio della vita, torna in queste sere nella sera del vivere. Oggi ricordi dell’elegante signora che riusciva a fare conversazione in ogni posizione, che ricorda libri e storie, cinema e lirica, antiche cose così eguali a quelle di quel padre che raccontava di suo padre come ora faccio io. “Eppure senza il suo rigore, sussisto perché non scelgo”. Gli stessi occhi a stessa meraviglia e non ci sono più le meraviglie che volevano essere complici del mio ucciderti.
Sono l’uomo che mio padre è stato, nonostante non volessi parentele. Perché se dio muore, dopo tre giorni è risorto, come ogni padre.


