Il concetto di Chiò

Il concetto di Chiò

6 Dicembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Ogni tanto mi tornano in mente suoni che vengono dal mio passato, si presentano discreti prima, poi prepotenti. Poi diventano loro i padroni del parlare fino a rubarti il pensare.

Si rivolgevano al me bimbo che sono stato con un suono secco, breve, un “battito” di voce: “Chiò”.

Che è un diminutivo che non sa da cosa è diminuito, un suono che rende “piccolo” il grande. E’ come “abracadabra”, “sim sala bim” cambia le cose. Chiò impegno “lo chiocchio” e il “chioccante”: il secondo è mago, il primo diventa magia.

Lo dici al bambino per tenerezza, all’amore per l’amare, all’amico per “solidare”, alla poesia per come viene.

Chiò giunge a chi si illumina per affetto, a chi è solidale per bisogno di protezione.

Chiò è un micetto indifeso, un bimbo ancora bisognoso di madre, è un amore ancora da coltivare, è non un generico sentimento è una medaglia sentimentale.

Chiò è cristallo, filigrana, carta pergamena, è poesia. E’ la tenerezza in una lingua della fortezza, è lo stupore che sta alla lingua come il dipingere di un naif, come un poeta pastore, come la tenerezza di una tigre.

Chiò l’ho scoperto dentro un sentimento, poi l’ho dimenticato per risentimento alla vita dura di ogni giorno. Ora è tornato e gira nelle cose da raccontare, ora diventa solidale, sodale.

L’amico che non sa che fare, la vita che ha da andare e Chiò mi torna di compagnia, mi torna in uso per dare medaglie di battaglie quotidiane: madaglie a chi è dalla tua parte ed è già eroe.

“I co su capo, Chiò, tu…” Nonna ci aggiunse “non farai assai strada”, ma non sapeva che io da grande non volevo fare altro che essere Chiò

 

INTORNO A CHIO’ IN ITALIANO MA NON E’ LA STESSA COSA

chiò-chiò s. m. [voce onomatopeica]. – Nome col quale vengono indicati varî uccelli: il totano moro, la pettegola, la pantana e il fanello. Vocabolario Treccani