Il Matteotti di Giancarlo Loffarelli vince a Pisa
6 Dicembre 2021Ricordare Giacomo Matteotti in questo tempo di politica mobile, liquida, avaloriale è eretico.
Già, eretico Giacomo Matteotti lo è nato, socialista in un paese di chiese, riformista in un paese di massiumalisti. Libero in un paese di servi.
Quindi mi tolgo il cappello davanti a Giancarlo Loffarelli che ha messo in scena una storia difficile, incredibile, una storia di quella Italia di valori che tutti pensano debole.
Giancarlo Loffarelli ha messo in scena “diecigiugnoventiquattro”, lo ja portato al concorso di drammaturgia “in punta di penna” a Castelfranco di sotto in quel di Pisa ed ha vinto il primo premio.

Ha raccontato un uomo che era dentro una idea, così umano che chi pensava ad un “uomo nuovo” lo ha dovuto eliminare. Non è un eroe Matteotti, è un cittadino. Non è un tribuno della plebe, è un socialista Matteotti.
Questo nel lavoro di Loffarelli emerge, parla di Matteotti attraverso l’attesa della moglie, il fermento dei compagni, la sua “normale” scelta di essere se stesso in un paese in cui tutti recitano nel medesimo coro.
Difficile Matteotti, non è l’angelo che libera, non è il Che Guevara che romanticamente affascina, è il cittadino consapevole di una idea così forte da non aver bisogno di eroi ma che chiama a raccolta gli ultimi, i liberi.
Loffarelli ha meditato il testo, lo ha letto nell’umanità degli affetti, nella determinazione di una famiglia di quella Italia minoritaria che stra Spagna e Francia non sceglieva basta che se magna, ma testimoniava l’Italia che non vuole essere la sua parodia, ma la sua dignità.
Coraggioso Loffarelli a parlare oggi di socialisti, dei loro litigi, delle loro umane paure.
Giancarlo mi fece leggere il testo in fase di bozza, un privilegio per me, di cui gli sono grato trovando quel seme socialista che sta anche nella sua vita e che rigermoglia con orgoglio.
Grazie a Giancarlo, della sua bravura non debbo testimoniare io, ma del suo coraggio sì e lo saluto come faceva il primo socialista presidente della Repubblica italiana, uno degli uomini più colti di questo paese ma con la malattia del'”idea”, la stessa di Matteotti, Giuseppe Saragat: w l’Italia, w il socialismo. E non è vero che gli italiani sono stati tutti fascisti, come crede Vespa per vendere libri.


