La prima de La Scala a Milano e l’ultima del teatro D’Annunzio a Latina

La prima de La Scala a Milano e l’ultima del teatro D’Annunzio a Latina

9 Dicembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Gli “intellettuali” si mobilitarono, gli intelletti meno.

Vedo la prima de La Scala, quella col presidente della Repubblica. Mi immagino una prima al Gabriele D’Annunzio di Latina con, che so, Nicola Zingaretti, il sindaco di Latina, il presidente della provincia. Le signore vestite da occasione e nel foyer discussioni sullo spettacolo, critiche alla prima attrice e stroncature all’allestimento.

Ma no, non si può fare il teatro a Latina non c’è, è una chimera. Dicono che “ci sarà”, ma lo dicono sempre e quello non c’è mai. Non è questione di sindaco, la storia inizia con un commissario prefettizio e il sindaco la reitera, è un problema di città. Una città se non ha un teatro è un paese, è un insieme di case appiccicate, semplicemente non è.

Se per la prima a Milano va il presidente della Repubblica significa che non è cosa superflua, il teatro, ma essenziale. Forse più di un ospedale, lì curano i corpi, qui creano le condizioni, curando l’anima, di evitare quella malattia gravissima che è ignorare.

Non è problema di Damiano Coletta, ma incapacità, insensibilità di tutti, nessuno escluso. Nino Corona, sindaco democristiano da Latina, volle il teatro per portare l’umanità nell’insieme di case “di fondazione”, voleva dare un’anima ad una comunità. Invece volevano i corpi e le anime non erano previste.

Il teatro di Latina è vuoto, a Milano la gente in piedi “incorona” Sergio Mattarella a nuova presidenza della repubblica, in quel teatro sulle note di Verdi cacciarono gli austriaci, lì fecero su “pensieri che andavano su cieli dorati” uno Stato. Li la bellezza del teatro si fece automobili bellissime, eleganza sublime, tecnologia da meraviglia.

Pensate se non avessero avuto La Scala, il piccolo Teatro, Milano sarebbe… Latina una città che non sente il bisogno dell’anima.