L’ubriaco di assenzio

L’ubriaco di assenzio

11 Dicembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Vedo alle spalle dell’oste mille bottiglie, alcol di ogni parte del mondi, strade diverse per fare un viaggio in oltremondo. Manca l’assenzio, manca quel nettare divino capace di far vedere il divino seduto sul tuo tavolo in un caffè di Praga, una idea di donna, una donna per idea.

L’assenzio è un volo breve che ti mangia, ma non è forse la vita che vivendo ti mangia. Perché contro quel viaggio ci sono assennati e astemi pensatori che non osano osare.

Un caffè di Praga, o di Parigi, o di Lontra o di Torino o di Roma con il suo ponentino  o di Firenze con la sua lingua veloce, o di Milano che ha quel cielo così bello quando è bello, o… fate voi con i vostri mille paesaggi, spettrali o belle città, un bicchiere di nettare divino, poi un altro fino a prendere il largo come un bastimento che si va in America.

L’assenzio fa l’amore con il cervello e come ogni amore dopo la sua estasi non resta che l’amante stanco, ma valeva la pena volare.

Viktor Oliva non vuole fare una fotografia, non vuole dipingere una malinconia, ma la presenza che fa l’assenzio che toglie la bellezza dal suo pensiero e la porta a sedere nel tuo stesso tavolo. Verde come questo liquore, verde come il prato di marzo, verde che vi verrò a vedere.

Lei non era solo bella, lei si faceva compagna, conversatrice, suggeritrice, dea del conversare, bestemmia al silenzio. Verde prateria.

Dipingere l’assenzio che ha rapito un ubriaco non è cosa banale, Dea consolatrice, madre di ogni viaggio, compagna di ogni ardimento, complice di questo momento. Prosit, che la salute sia qui con lui e lui non vuole più sborniare e ordina un altro bicchiere da dividere in due.

Viktor Oliva, Il bevitore di assenzio, 1901, Café Slavia, Praga.