Il Natale di una stazione di posta

Il Natale di una stazione di posta

15 Dicembre 2021 0 Di Lidano Grassucci
Entro, di Natale vai dentro i tuoi ricordi, cerchi il caldo di affetti sicuri, non hai l’ansia della scoperta che ha l’estate. Non sei navigante a Natale, lo sei ad agosto di caldo a settembre di mosto. Ora, ora il vino si beve ed il vino è la memoria dell’uva che è stata, è quel sole che ha fatto zucchero il frutto e noi ne beviamo la memoria, la storia, l’angoscia e la fatica. Natale lo capisci se ti alzi la mattina presto quando “fera” (quando gela), quando i brividi si fermano nello scudo del maglione di lana. I cieli sono rabbrividiti di ogni asprezza e quindi lucidi di ogni bellezza. Entro dentro un cielo fatto di mattina e comincio a pensare toccando il metallo gelido che serve un antidoto.

 

Un cavaliere errante si è fermato ad una stazione di posta, c’era il calore di un camino, luce tremula dentro questa stanza che sapeva di fumo e fame passata, che odorava di chiuso. L’oste chiede il suo servizio, il cavaliere vorrebbe offrire la sua pace con la lama e l’audacia, ma nessuno ha niente. Entra la donna che sta in quel luogo, pare maga, eretica o santa, madre o amante, pare donna che chiede alla vita l’inizio e la fine di quella strada che lei vede sempre da lì, più lontano se c’è il sole, quasi niente alla nebbia. L’oste si chiude come fanno gli uomini segnati da una vita senza viaggio, dalla pigrizia che da il vino prezzo alle illusioni che ti riporta, il cavaliere cerca risposta alla sete. Lei chiede: ma è vero che c’è il destino? Tu lo hai visto? Lui bara, dopo l’orizzonte prossimo c’è solo quello successivo, dopo questo c’è questo ancora e Roma non è che più case come questa e a Costantinopoli si prega come qui ma a tono basso per non disturbare le colombe misericordia di Dio. Gli dice che sì c’è un destino, occhi diritti verso ogni mattino e fuga dalla notte, corsa a levante. Ascolta e vorrebbe volare, lui dice che il destino si nasconde facendo casa dietro il monte, si nasconde e spunta alla prima luce che ha amato alba ma sarà tradito dalla sera. Ascolta di quella luce, cambia l’atmosfera, non si sente più l’odore del fumo, i fagioli non borbottano ed anche il vino pare benedetto dal verbo di quel cavaliere stanco che fa il cantastorie alla dama che vorrebbe volare. Non si sfiorano, ma pare lei una rosa che sboccia quando marzo annuncia aprile e la resurrezione viene alta che vedi meglio i sepolcri morire. Entro di Natale, sto sognando, no, sto raccontando. Lei racconta ora sempre di quella storia in cui un destino si innamorò di un’alba sino al far della sera e dice che forse questa è la storia di amore. E non barava.