Il compleanno senza torta di Latina e il ricordo di nonno cispadano

Il compleanno senza torta di Latina e il ricordo di nonno cispadano

17 Dicembre 2021 0 Di Lidano Grassucci

Mi dimentico sempre i compleanni, una maledizione. Mia madre una cispadana durissima e le feste, come la felicità, erano bandite. Mai fare festa e il compleanno, i compleanno, erano giorni come altri. Ad un suo compleanno papà gli regalò una scatola di baci Perugina, bella in sfumature di blu. Vietò a tutti di mangiarli, i baci, e li mangiarono i vermi. Così alla vigilia del compleanno di Latina non riesco a pensare alla festa, a vivere una festa. Poi a Latina esagerano e di compleanni ne festeggiano almeno due.

Il compleanno è, per me, ratificare un anno passato e quello da venire non si sa. Poi qui a Latina in troppi vogliono venire a mangiare la torta ma in pochi fanno il regalo. La città ogni anno un poco si spegne, si contrae, si fa freddolosa di se stessa. Ora si accorge di essere dama di una certa età, ma non di non poter mai avere l’eleganza di una storia fatta di sassi di fiume, su gusci di noce, su noccioli di ulivo, se… Abbiamo solo fango che le farnie non trattengono più. Una città in cui “Situazioni che stancamente, Si ripetono senza tempo” come diceva Edoardo Bennato.

Una città che deve far festa alla sua indifferenza, all’anonimato a cui ci hanno condannato geometrie banali per uomini nuovi mai nati.

Eppure se guardi questo cielo, se senti la salsedine che viene dal mare con quel sapore dei faggi che vengono dal monte in un singolare profumo che la fa così unica da respirare.

Non ricordo i compleanni, non riconosco questo per ragioni etnico ideologiche che, invece, riconosco. Ma qui a Piazza del Quadrato ci morì un ragazzo sotto le bombe, poco più di 30 anni e per dote la prole di 5 figlie femmine e niente altro. Ci morì di botto, con un gran botto, e di lui fu nulla. Questa città così anonima, disegnata senza anima, in fondo per me conserva la sua di anima. Lui è qui da qualche parte, come sono i gatti quando decidono che non vogliono farsi vedere. Era mio nonno, si chiamava Graziano Bergamin di lui so poco, direi niente se ne è andato una mattina del 1944 per fare Latina…

Mi scuserete ma la Storia ha dentro piccole storie, domani io ricordo lui. Da qualche parte c’è un gatto che non si vuole far vedere

 

Nella foto: Graziano Bergamin, mio nonno materno