Maledetto di un gatto, la fuga di Simba
27 Dicembre 2021Elegante, contenuto
un po’ ironico, garbato
Misterioso, interessato
imbroglione, subdolo, matto
Maledetto di un gatto
maledetto di un gatto
Lucio Battisti, maledetto di un gatto
Dio mio, che guaio che ho passato per un gatto. Un gatto, ma che dico, per il mio gatto. Per Dio che gatto che ho. Stamattina non mi ha salutato non c’era, mi sono detto: si sarà fatto un giro, per girare un poco. Certo mi mancava, ha occhi malinconici e pare che senza le mie attenzioni non riesca a stare, ma invece no. Stamane non ‘era. Passano le ore, di tanto in tanto apro l’uscio per vedere se è tornato.
Niente di niente. Maledetto di un gatto. Ci comincio a pensare, una ossessione. Ma dove è andato.
So bene che è un gatto che è libero e cacciatore solitario, innamorato perso di mille Dolcinee del Toboso, decine di Rossane, tante Beatrice, ma ora con questo tempo.
Lo chiamo, lo cerco in giardino, vado in tutti gli angoli gatti che conosco, lui non c’è. Di lui neanche alcuna traccia felina.
Strano accorgersi di quanto ti manca un gatto quando il gatto manca. Lui è un gatto rosso e improvvisamente ovunque escono gatti rossi, dallo schermo della tv, da quello del Pc, dal telefonino. Mille gatti rossi meno che il mio. Lo cerco, lo cerco. Niente.
Maledetto di un gatto
Indifeso, ma per gioco
Dolce, caro, sempre amico
Un poeta, ma per poco
Giusto per un platonico ricatto
Maledetto di un gatto
Maledetto di un gatto
Ma dove cavolo sei andato? Tornerai? Chissà se ti ricorderai di un amico uomo che per un poco ci siamo fatti compagnia, ma perchè sei andato via?
Per amore? Per caccia? Per la libertà felina che ti spinge nella selva e non in cucina? Per ragioni tue, che anche i gatti hanno malinconie.
Poi… sera nera, nera pesta. Apro la porta e lui è lì, come indifferente con l’aria di chi non sa niente e se c’era era distratto. Viene incontro alle carezze, pare sapere che ero disperato, pare essere stato allarmato da qualche paura di non poter tornare. Il caso e la vita ci hanno dato un altro appuntamento, gli do da mangiare lui pare apprezzare.
Che strano incontro tra uomo e felino, due razze padrone che scelgono l’affetto e non il bisogno e convivono per quanto possono.
Lo predo, ronfa, poi lo saluto, lui fa altrettanto e pare dallo sguardo che ha pianto pure lui per amicizia, non so se si può. Non so se lo possono gli umani, se lo possono i gatti. Ma lo abbiamo fatto amico mio, abbiamo pianto di paura.
Tanto lo so io, amico gatto, come lo sai tu che questa compagnia è destinata, ma per quanto ci è dato stiamo insieme.
E finito questa tragica distanza non ho osato chiederti di Beatrice, di Rossana, di Dulcinea e di quando ti hanno detto che sei un bel gatto.
Questa storia è di Simba (nella foto), il mio gatto: io ci ho messo il dispiacere del distacco, il resto è suo… del gatto


