La Iovinella va a Torino, una cartolina da un provinciale
29 Dicembre 2021Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia
Italo Calvino
Bisogna vedere sempre come finisce la storia perché mentre la capisci poco. Abbiamo fatto, io per primo, critiche dure a Rosa Iovinella segretario e direttore generale del Comune di Latina. Critiche dure in ragione anche del ruolo non certo marginale. Abbiamo ipotizzato anche modalità di gestione delle cose diverse, ma…
Ma bisogna andare a vedere come finisce la storia. La Iovinella è stata nominata segretaria generale del Comune… non di Ariccia, manco di Albano, e neanche della mia amata Sezze, ma di Torino.
Si Torino la città della Juventus, la prima capitale d’Italia, quella dove è nato il cinema, l’auto, la Tv, il telefono, quella del museo egizio, quella del mio amato Salgari, di Gramsci. Porco, porco qualche dubbio ci deve venire.
Nella vita bisogna essere franchi, obiettivi, altrimenti si è bari. Se si critica poi si riconosce. Il colettismo era un sentimento, ora è potere, ma c’era chi doveva trasformare quel sentimento in gestione delle cose, un lavoro non certo pulito, il lavoro della Iovinella. Lei lo ha fatto. Per una città dove Borgo Piave è estero puro, dove oltre Borgo Faiti c’è l’inferno, una che da qui va a Torino, tanto di cappello.
E Coletta? Il nuovo Coletta, il Coletta seconda versione, oggi non è più sentimento, non è più struttura da darsi, è adattamento e questo lo farà altrimenti, si adatterà.
Le storie si capiscono alla fine, si raccontano mentre, si immaginano prima. Ogni tempo al suo tempo. Se ti ingaggia la Juventus non puoi essere giocatore banale, soprattutto se a giudicare è uno come me che anche tra belli e brutti lo mettevano in panchina.
Torino ha un’anima complessa. Torino città operaia. Torino città della Fiat. Torino con la tradizione di città capitale. Torino città italiana, anzi romana, ma anche città alpina, che guarda alla Francia e all’Europa. Torino di Gobetti, di Einaudi, di Bobbio, di Gramsci e dell’«Ordine nuovo», Torino comunista e Torino liberale. Torino col suo carattere, la sua sobrietà, la sua serietà, che non si apre e non si dà tanto facilmente, ma che ti accetta quando si convince che impersoni i suoi stessi valori: l’impegno nel lavoro, una forte cultura civica, un senso del dovere che ti compete, per la parte che hai nella vita della città.
Arrigo Levi


