Il nuovo libro di Emilio Andreoli, la città raccontata lì dove si è incontrata
31 Dicembre 2021Pubblico la mia prefazione del nuovo libro di Emilio Andreoli “Latina nei miei racconti, i luoghi di aggregazione” tratto da testi pubblicati su queste colonne perché quando l’ho scritta l’ho fatto convinto e con il cuore. Si con il cuore che è la cosa che è sempre mancata alla offerta “culturale” di Latina. Tutti a caccia di spazi urbani, di architetti per edifici, di nostalgie per deliri politici. Emilio Andreoli parla di persone, parla di passioni, parla di personaggi che polano non un teatro metafisico, ma una città con spazi fisici per gli uomini. In pochi daranno merito ad Emilio delle sue dichiarazioni d’amore, presi dal loro io di dimostrare culture che non hanno. Cornacchia dice a Pasquino “che non ha scuore di scrivere cattiverie” e Pasquino (Nino Manfredi) capisce” “Cornà, tu sei un genio, sei un genio. Ecco che frega il popolo, er core, er core. I preti non c’hanno er core”. (Nell’anno del Signore, Luigi Magni, 1969).
Ecco alla storia di Latina mancava il cuore, un innamorato della città e non un autoerotista di se stesso. Emilio ci è riuscito.

LA PREFAZIONE
Emilio Andreoli è un innamorato. Come ogni innamorato ha “ossessione” del suo amore, un amore difficile,
contorto, diciamo poco condiviso: ama Latina. Si avete capito bene, la città di Latina.
E non so se fu per caso o per amore ma lui cambiò l’amata, nel profondo. Fino a lui la città era raccontata
per muri o per nostalgie. Era letta da lettori che volevano parlare d’altro, di amori che non erano per la città:
o mostri o mattoni.
Emilio inizia a popolare una città di gente, comincia a parlare di luoghi ma non per i luoghi stessi ma per la
gente che in questi luoghi fa dell’io un noi che prima non c’era. Un noi di Latina. Le piazze non sono gli spazi
silenziosi di Alberto Moravia che chiamava le nostre città, città del silenzio, non sono neanche le dimensioni
aumane dell’uomo nuovo di Antonio Pennacchi impegnato a cacciare i “marocchini”; figli del tempo vecchio
delle paludi. Le piazze di Emilio sono gli incontri di una società italiana che si faceva da contadina a
industriale, poi dei servizi, poi del tempo libero, poi del piacere di vivere. Lascia alle spalle i “poaretti”; e
prende in carico i ragazzi che mangiano Nutella, che da geni mischiati vengono incredibilmente bello, che
vogliono vivere alla James Dean. Biscotto, al secolo Francesco Porzi, è un play boy diventa il fil rouge di
un’altra storia di Latina.
La Latina di prima è pudica, pretigna, moralista, ha Santa Maria Goretti come modello di virtù, quella di
Emilio ha la frontiera inesplorata delle discoteche del Circeo, delle notti di una Roma che si innamora della
sua Dolce Vita che non legge più l’Osservatore Romano ma si immerge nell’onirico felliniano, non si
confronta più con Costantinopoli ma con Hollywood, non guarda più le fontane per lavarci i panni ma vede il
bagno di Anita Ekberg che chiama “Marcello;. Latina si fa italiana, e Emilio la racconta italiana la descrive
italiana. E’ Roma, è Rimini, è Viareggio, è la Riviera, è Forte dei Marmi.
Emilio è raccontatore rivoluzionario, libero da ideologie, libero dal totalitarismo del 900. Non è facile, anzi.
Non è un caso che trova udienza nello scrivere nel mondo di un eretico lepino come me che cercavo uomini
che raccontassero storie di uomini, non sacerdoti a pregare fantasmi, invocare dei mai esistiti. Fattoalatina.it
non ospita Emilio, è Emilio che lo indossa, che lo coccola nella libertà di chi è, scusate il paragone, davanti
alla vulgata locale e alla sua dittatura come un dissidente al realismo socialista sovietico.
Facce di persone, persone che dialogano, esperienze che si fanno nelle esperienze: nessun altro lo aveva
fatto prima.
Conosco Emilio da ragazzo, qui la vita ci ha portato a incontrarci tutti e questo fa si che consideriamo i vicini
così “familiari” quasi da non amarli, invece è perché lo conosco che ribadisco: Emilio Andreoli ha scritto di
amore in un mondo che era nato per dolore, ha scritto di uomini in un mondo nato come un quadro di
Giorgio De Chirico senza umanità.
Ho scelto di ospitare Emilio e lo rivendico con orgoglio, rivendico la sua eresia alla chiesa della banalità
piccola piccola delle mille nostalgie che hanno ucciso questa città.
Se Latina sarà città orgogliosa e non Spinaceto, lo dovrà a chi, come Emilio, ha avuto la forza che hanno gli
innamorati di amare l’amata anche se i genitori, i parenti, gli invidiosi la pensano una loro esclusiva e sono
sicuro che Latina scegli lui e non i proci a cui non piace Penelope-Latina, ma la sua corona di regina. Emilio
ama Latina e se ne frega di re e regine.

Emilio Andreoli, Latina nei miei racconti, i luoghi di aggregazione. Edizioni Progetto futuro. 12 euro
La copertina è tratta da un’opera di Ilde Tobia Bertoncin sui rifugi antiaerei



Bella presentazione e che suscita nel lettore – che ama Latina — di ri-conoscere e/o il rivivere di alcune persone del tempo passato. Sarà una piacevole lettura.